Cenni ed Intenti

L'intento è semplice e pieno di umiltà ( voglio che si capisca e non si fraintenda in alcun modo ). L'intento è quello di comunicare poche idee nate con l'esperienza e la maturità dell'età. Vi è dietro molta riflessione e anche amarezza. La decisione di parlare  è sorretta dalla convinzione che occorra spiegare alla generalità il significato e l'essenza di questa professione , anche a fini educativi, per nuove leve di magistrati. Finora le sezioni sono state generali e volutamente estese ad ogni categoria di operatori del diritto. Forse gli argomenti si sono sovrapposti ; chiedo scusa per la mia limitatezza . Di massima ho cercato di dare nozioni generali, sulla cultura delle regole, e qualche cenno comune sull'individualità del singolo operatore del diritto. La figura del magistrato mi è più familiare . Non mi permetto di delineare la figura del legale e dell'insegnante del diritto, ma sono pronta a raccogliere indicazioni altrui, che ritengo sin d'ora di grande rilievo.   

L'estensione dall'individuo all'organo collegiale

E' inevitabile. Le connotazioni del singolo necessariamente si trasferiscono sull'organo più composito,  in termini di pluralità numerica strutturale, la cui essenza e disciplina particolare a sua volta si sovrappongono , in vista di un 'unicum' armonico. Questo vale , a mio avviso indistintamente, sia che si prospetti un organo giurisdizionale sia che si prospetti una squadra, un gruppo di lavoro di magistrati inquirenti. Vado oltre . Le connotazioni peculiari del magistrato devono essere individuate, in qualche modo, anche nei componenti del Consiglio Supeirore della Magistratura . Ai membri laici , nominati in rappresentanza delle forze direttamente provenienti dal paese, è chiesto uno sforzo, in questo senso, volto a penetrare il mondo più ristretto dei magistrati e ad assumere in proprio le loro indispensabili connotazioni. Se ciò avviene alla fine del mandato, molte aspettative saranno inevitabilmente frustrate. Non è pensabile che il Consiglio organizzi il lavoro dei magistrati e sia il giudice disciplinare dei magistrati, se non ne assume in proprio l'essenza personale, per poi capire le esigenze, di natura individuale e collettiva, generali e specifiche territorialmente. 

 

La persona

Per formare un magistrato non basta un concorso. Senza dubbio la pubblicità del concorso e la sua correttezza assicurano a monte obiettivi criteri di scelta, ma non sono sufficienti. Come si è già detto , la tecnica non è sufficiente. In ipotesi , organizzazioni, con finalità diverse, potrebbero inserire personale altamente tecnicizzato . La tecnica, usata indifferentemente per più finalità, non basta. Sono necessari ,all'evidenza, la sussistenza di un  profilo etico e una forte motivazione in tal senso, di natura individuale, supportata dal sistema. Quest'ultimo profilo richiede un substrato personale , che dev'essere presente sin dall'inizio e in ogni caso progressivamente formato. Il potere del magistrato deve costituire l'esercizio di un servizio. Per questa ragione è necessario che lo gestisca una persona semplice, essenziale, moralmente matura, consapevole della responsabilità che assume , piena di dubbi e incertezze, da eliminare progressivamente  fino al momento della decisione. E' preferibile una persona ,che si sente indegna di tale potere, tanto da dover conquistare delle mete ogni giorno con il proprio impegno , professionale e morale. Non è auspicabile una persona , strasicura di sè , "arrivata" socialmente, la cui essenza si basi , più che sul proprio valore, sulla forza di altri. In questi casi, siamo totalmente fuori dalla sfera , tracciabile idealmente, del magistrato.  

Il Distacco

E' essenziale. Le regole del lavoro devono osservarsi fuori dall'ufficio giudiziario, in cui si presta la propria attività. Ne sono intimamente convinta. Ogni attività , in questo settore specifico, porta ad una scelta. La formulazione della scelta dev'essere solitaria ed individuale e oltremodo pura o purificata da possibili inquinamenti di qualsivoglia genere. Questa è l'essenza del "voto" che il singolo magistrato è chiamato ad esprimere in ogni pratica che dovrà essere affrontata e studiata nel corso della sua vita professionale.  Al di fuori dell'ufficio il magistrato dev'essere spettatore e non protagonista. Non dev'essere ovviamente portatore di interessi collettivi. Questi sono concetti evidenti , con riferimento ai quali si esclude che vi possa essere un magistrato in servizio, partecipe alla politica, e si discute sulla regolamentazione del suo rientro nelle funzioni . Non solo. Il magistrato si deve mantenere distaccato da tutto, partecipando al massimo , come operatore del diritto, a rafforzare la cultura collettiva delle regole e la tutela dei diritti, su un piano civile ed astratto. Deve autolimitarsi nelle frequentazioni , escludendo ogni forma di circolo associativo esterno, portatore di interessi specifici, astrattamente collidenti con la professione.    

La partecipazione correntizia

Si è già detto in proposito. Non si devono creare vincoli. L'appoggio alla carriera non dev'essere condizionante . Non bisogna mettersi in condizioni di soggezione. Tanto più considerate le degenerazioni correntizie, per vicinanze politiche e inevitabile distanza, rispetto agli  inizi, connotati da intenti sindacali e da genuini movimenti di opinione, in difesa dei valori della giustizia. Ogni magistrato deve difendere la propria libertà a tutti i costi. La persona stessa pagherebbe un alto corrispettivo. Il servizio sarebbe piegato e snaturato.

La camera di consiglio

E' il momento più alto della giurisdizione. Va tutelato in tutti i modi. Le regole dello svolgimento della singola camera di consiglio sono scritte nella disciplina codicistica.  Già ne ho parlato, ribadendo che questo momento lavorativo è intimamente connesso alla massima espressione di libertà del singolo magistrato, fondamento stesso della giurisdizione. Vi sono altre regole che assicurano il libero svolgimento della camera di consiglio. Sono regole non scritte ma intimamente connaturate al sistema. La camera di consiglio non ha una forma assembleare , anche se necessariamente si basa sulla maggioranza numerica tra i singoli componenti. La decisione si forma solo in quella sede . Trattazioni, particolari e settoriali,  precedenti allo svolgimento della camera di consiglio, snaturerebbero l'istituto, che è intimamente connesso ad un'assenza di convincimenti a priori. Ciascun componente con la sua forza e la sua determinazione deve rimettere in gioco tutto , in modo da rinnovare costantemente la formazione dell'idea collegiale. E' essenziale per la spontaneità e genuinità della decisione, indispensabili per la sua correttezza e per il raggiungimento di un risultato di giustizia finale.  Ogni diversità rispetto a queste linee programmatiche, coincidenti con un'idea profonda , non solo formale, di legalità,  rappresenta una deviazione altamente pregiudizievole per il servizio.

Regole di civiltà

Il magistrato , pur mantenendo la sua terzieta', imposta dal sistema, deve farsi interprete e fautore di regole di civiltà.  Le pagine sulla cultura del diritto denotano l'essenza di una regolamentazione della convivenza sociale, radicale e diffusa, tanto da costituire, in prospettiva , un fondamento basilare della società stessa, da ritenersi un presupposto  scontato.  Il magistrato , quale interprete del diritto, necessariamente fa parte di questo sistema. La stessa interpretazione, costituzionalmente orientata , costituisce un indice di questo assunto, ove si consideri la carta costituzionale come l'insieme delle disposizioni primarie, sistematiche e strutturali, della comunità sociale. L'applicazione contraria delle singole regole costituisce  inevitabilmente un segno negativo, di valenza inversa.

Buon senso e Sensatezza

Sono i parametri fondamentali per ogni attività intellettuale, che implichi la manifestazione di valutazioni. Nel diritto costituiscono direttrici tacite immancabili. Il giudizio dev'essere sempre sensato, in relazione alla singola fattispecie. Si tratta di parametri richiamabili sia nel giudizio di merito, basato su valutazioni di eventi fattuali, sia nell'esegesi della regola giuridica. In ogni fase del procedimento, di merito e di legittimità,  il risultato finale, corrispondente a criteri di giustizia, non può essere tralasciato. Eccessi di intellettualismi possono condurre a risultati abnormi , non confacenti con alcun parametro,   e a loro volta implicanti scie pregiudizievoli permanenti. Le giurisdizioni superiori in qualche modo devono rendersi garanti di giuste aspettative generali.

L'indipendenza

Non è un concetto astratto. Tutt'altro. L'indipendenza del magistrato è messa alla prova ogni giorno. Vi sono due livelli. Il livello istituzionale, noto alla generalità,  che richiama essenzialmente la terzieta' del potere giudiziario e l'indipendenza reciproca della magistratura e della politica, anch'essa necessariamente provvista di una sfera di autonomia. Il secondo livello è quello interno all'ufficio di cui il magistrato fa parte. Innanzitutto quest'ultimo ha il dovere di fortificarsi psicologicamente e allo stesso tempo deve interiorizzare, a livello profondo, l'importanza e la responsabilità del proprio ruolo. Dare il proprio voto implica una scelta , assolutamente libera e incisiva, sin dalla prima udienza dell'intero percorso professionale.  Solo così il singolo magistrato potrà opporre la sua sfera di autonomia, all'interno dell'ufficio e dello stesso organo collegiale di cui fa parte, dopo un'attenta e ponderata valutazione delle ipotesi divergenti , prospettabili e/o in concreto prospettate. Adesioni supine non sono consentite. In quest'ottica la vestizione della toga e la lettura del dispositivo finale della sentenza hanno un altissimo valore simbolico. Lo Stato giudica attraverso i suoi rappresentanti che devono assumere un elevato livello di dignità e consapevolezza nelle scelte ponderate,  legate a inevitabile sofferenza umana, in diversa misura.

La Parità di Trattamento

E' un principio generale, di rango costituzionale, che va commisurato alla similitudine e alle differenziazioni esistenti tra i diversi casi che si prospettano nella realtà. Tenuto conto di ciò, si tratta di un parametro insostituibile. Una diversità di trattamento, in presenza di fattispecie analoghe, non si giustificherebbe. Questa regola generale non riguarda esclusivamente l'attività professionale , di natura valutativa, in senso stretto. Ha una portata più ampia. Un pari trattamento s'impone in sede di applicazione delle disposizioni processuali.  Le regole del procedimento, previste dalla disciplina codicistica, impongono un'eguaglianza di trattamento , in casi similari. Una diversa soluzione non sarebbe conforme a regole di correttezza. Il senso ultimo della disciplina processuale coincide con un'aspettativa generale  di una conformazione, da parte del magistrato, alla regola, in tutti i casi dalla stessa previsti.    

Il Dovere di Collaborazione

In un contesto di rapporti- improntati ad umanità e a reciproco  rispetto, con l'esclusione di indebite commistioni -esiste un dovere di collaborazione generale fra i diversi soggetti del processo. Il magistrato, in funzione sia monocratica sia collegiale, preposto alla direzione e al coordinamento delle diverse attività, riconducibili alle varie fasi processuali, ha l'onere di tracciare un percorso comune, onde attuare questa aspettativa, presente nella regolamentazione processuale. La collaborazione, concretizzata in diversa misura nei vari procedimenti, costituisce l'indice dell'efficacia dei singoli interventi operativi. Nei successivi gradi del processo si rinvengono tracce concrete del lavoro svolto nelle precedenti fasi. L'esito stesso del procedimento ed il raggiungimento di risultati finali di giustizia dipendono da tali profili operativi.    

Il Dovere di essere Forti

La forza di carattere , già innata, si accresce con il tempo e la consapevolezza. Va congiunta a saggezza, prudenza e allo stesso tempo coraggio. Il senso del dovere allontana la paura o, meglio, gli effetti negativi della paura, pur esistente in determinate situazioni. Queste connotazioni rendono particolare lo spirito di squadra che si crea all'interno degli uffici. Solidarietà e trasparenza sono doverose, com'è  doverosa l'assenza di 'complicità', intese come relazioni interpersonali più avvolgenti. È necessario mantenere, pur nella massima colleganza, la propria sfera di autonomia comportamentale, onde poter assolvere doveri d'ufficio,  eventualmente sopravvenuti e inizialmente non previsti. Se si mantengono queste condizioni si evita l'insorgenza di substrati, con connotazioni di ambiguità , ai limiti, talvolta, dell'osservanza delle regole di correttezza. Si evitano nel contempo situazioni di mobbing pregiudizievoli per taluno e, in ultima analisi, per l'esercizio stesso del servizio. Dimostra forza di carattere e autonomia chi ha la capacità di mantenere la sua individualità senza aderire supinamente alle situazioni interpersonali presenti nel singolo ufficio. Il ruolo e gli effetti negativi che ne possono derivare lo impongono.

Il Sacrificio Personale

È da tenere in considerazione. La pesantezza del lavoro , l'inevitabile incidenza nella vita privata e, non ultime, le tensioni legate a situazioni particolari. Occorre rinsaldarsi e fare resistenza a tentativi di 'fuga', termine da intendersi in senso metaforico. L'ideale ed il senso di giustizia impongono accettazione.

Conservazione e Cambiamento

Nessuno dubita che ciascun magistrato sia portatore di un libero pensiero. Lo dev'essere davvero e non solo su un piano formale. Come si concilia questa connotazione basilare con l'inserimento del singolo magistrato in un organo più ampio e più complesso ? Si pensi all'inserimento in una sezione o in una Corte , composita e provvista di mille sfaccettature, nei vari settori del diritto. È necessario un reciproco rispetto. La conservazione del patrimonio del passato, in termini di risultati giurisprudenziali, é indubbiamente un punto fermo, anzi un punto di partenza. Corrisponde ad un dovere istituzionale, in linea con un'uniformità di indirizzi a vantaggio dell'utenza, prestare attenzione agli esiti precedentemente ottenuti presso lo specifico ufficio . Altrettanto istituzionale e , direi ancor  di più,  fruttuoso, é il rispetto del contributo del singolo magistrato. Ogni ufficio, cambiando composizione, cambia esso stesso . È inevitabile . Cambia la realtà,  cambia l'organo giurisdizionale, inteso nella  sua complessità,  il che è altamente positivo, impedendosi immobilismi pregiudizievoli. Solo questi equilibri, che paiono scontati e che, peraltro, devono essere garantiti nella realtà , assicurano il progresso della giurisprudenza, escludendosi soggezioni,  da evitarsi nel modo più assoluto.

Senso di appartenenza

Nel nostro sistema il magistrato rappresenta solo se stesso, ragion per cui la sua terzietà e imparzialità devono essere garantite con un sano "distacco", coinvolgente anche la vita all'esterno, e con l'individualismo, necessariamente connesso alla sua autonomia decisionale. In questo contesto, va necessariamente esclusa qualsivoglia partigianeria. Il senso di appartenenza, connesso ad una  difesa a priori di interessi collettivi , sia pure limitati ad aggregazioni di dimensioni minimali, va escluso. Il dovere di obiettività del magistrato va mantenuto e coltivato in ogni sede e in ogni occasione. Si può prospettare una naturale fedeltà alla propria categoria.In tale ambito l'appartenenza del singolo alla magistratura va filtrata attraverso la conservazione e la tutela dei valori comuni, riferiti alla legalità e alla giustizia in senso ampio. Sempre in tale visione complessiva dev'essere considerato l'associazionismo esistente nella magistratura. Una difesa di interessi vitali, di categoria, sul piano sindacale è ovviamente naturale e consona. Non devono esistere, a mio avviso, tutele aprioristiche. In ogni occasione d'intervento dell'associazione dei magistrati, per il ruolo stesso di quest'ultimi nella società, i rappresentanti dell'associazione hanno una responsabilità duplice , costituita dalla difesa dei singoli, se lesi immeritatamente, e dalla difesa del servizio pubblico. La colleganza e la solidarietà devono condurre anche a forme di mutualità , ma non devono mai trascendere l'esigenza di obiettività, nel bene e nel male, di cui il magistrato è naturale interprete, nel corso della sua stessa vita, intesa globalmente. Interessi di parte, riconducibili a singole aggregazioni, vanno esclusi a priori. La loro evidenziazione è altamente pregiudizievole , per il servizio e l'immagine esterna della giustizia.    

I doveri verso l'ufficio

I doveri lavorativi sono connessi all'esercizio in senso stretto dell'attività professionale. A mio avviso vi sono altri doveri , non scritti. Innanzitutto vi è un dovere di collaborazione, improntato a disponibilità. Vi è anche un dovere di partecipazione , nell'esercizio della propria libertà di pensiero. Si tratta di un dovere , relativo al proprio contributo personale, in vista di un progresso futuro e del superamento di eventuali criticità, sempre nei limiti dettati dal rispetto reciproco. Gli uffici vanno oltre le persone del momento e costituiscono un patrimonio della collettività sociale. In questa visione la tutela dell'ufficio va vista con lungimiranza, senza preclusioni e pregiudizi, generalmente oltremodo dannosi.

La coerenza tra le affermazioni di principio e i comportamenti

É un valore altissimo e, come tale, difficilmente riscontrabile in concreto. Si tratta di seguire percorsi difficili e faticosi, con poche soddisfazioni, fatte salve le rassicurazioni provenienti dalla coscienza. I costi sono alti : ostilità,  isolamento , vicinanze ipocrite e tentativi di aggiramento , con pregiudizio della persona in buona fede. I sacrifici sono di pari livello. Ogni meta e ogni desiderio professionale si raggiungono con estrema fatica e con distanze ambientali. Le delusioni sono frequenti. È necessaria una fortificazione spirituale, a livello individuale e familiare.

Tracce dell'operato del magistrato

Le tracce si rinvengono nei singoli procedimenti. Non solo. Il magistrato, che ha operato  con rigore morale e professionalità,  lascia una traccia nell'ambiente in cui ha lavorato e nell'ambito della categoria . Tocca ad altri seguire percorsi analoghi, in modo da  lasciare delle piccole luci di riferimento per coloro che verranno nel prosieguo.

Parlare ed operare con il cuore

É fondamentale per ogni persona e anche per il magistrato. L'operato professionale, così permeato, può raggiungere livelli superiori, di congiungimento con la tecnica più elevata. Il peggior tradimento è costituito dall'affermazione dei valori universali, strumentale a tattiche politiche. La persona accorta lo percepisce immediatamente e pone distanza tra sé e chi attua queste condotte, generalmente altisonanti e costituenti richiamo per il grande pubblico.

Il Decoro della Professione

É un profilo importante. Contrariamente a quanto si possa pensare il decoro non coincide esclusivamente con aspetti formali. Gli aspetti sostanziali sono molto più incisivi. Il rispetto delle regole deontologiche porta con sé il decoro professionale. Non è inutile sottolineare che il decoro risulta violato, oltre che dalle relazioni esterne non consone al ruolo o con il medesimo incompatibili, da alleanze e accordi interni sotterranei a danni di uno o più colleghi. I "veleni" , tipici delle relazioni ambientali lavorative  frequenti nel contesto sociale odierno, sono indecorosi , su un piano obiettivo, e intaccano profondamente l'immagine della giustizia, emergendo, nel corso del tempo, anche all'esterno. Ancor più inopportuno risulta in genere il ricorso a mezzi indiretti, quali la diffamazione occulta, attuata tramite il pettegolezzo e la deformazione   delle notizie  riportate sovente  originati  da rivalità e gelosie, e   la   comunicazione allusiva e larvatamente intimidatoria

Deduzioni conseguenziali

La cattiveria e la malevolenza sono altamente indecorose e pregiudizievoli per l'amministrazione della giustizia, non esclusi i riflessi sull'immagine esterna. Richiedere un approfondimento individuale, congiunto ad autocritica, può essere utile. Stimolare in tal senso la coscienza del singolo è compito del dirigente. Sarebbero auspicabili approfondimenti da parte del Consiglio in questa materia. In tal modo si attuerebbero misure concrete per agevolare il benessere ambientale, concetto ancora in fase di elaborazione. Non solo. Si porrebbero le basi per un ambiente sano, in cui non possono germogliare i semi dell'illecito.

La collaborazione del personale amministrativo

É basilare per lo svolgimento dell'attività professionale del magistrato. La collaborazione personale coadiuva e rende migliori i risultati finali complessivi . Esiste una distinzione organizzativa, essendo il personale amministrativo inquadrato diversamente, con una dipendenza gerarchica distinta. La collaborazione reciproca, tra l'amministrativo e il magistrato, presuppone allo stesso tempo una rigorosa distizione, tra le rispettive competenze. La deontologia,  comune all'impiego pubblico, coincidente con un'osservanza rigorosa delle disposizioni di legge e regolamentari, preclude ogni forma di violazione, anche solo a fini agevolativi delle procedure. Non esistono rapporti subalterni, ma solo collaborazioni tra sfere distinte, nell'ambito delle quali s'individuano le rispettive responsabilità.  Considerata la comunanza della vita professionale, occore tutelare , in termini di dignità ed autonomia, il personale giudiziario. In tale ottica il raggiungimento di finalita' lavorative,  intrinsecamente legate, renderebbe auspicabile un dialogo, o, quanto meno, una rispettiva conoscenza delle problematiche, anche sul piano sindacale, fra le due categorie professionali.

Il rilievo sociale delle decisioni giudiziarie

Le sentenze coinvolgono la società civile in vari modi. Salvo errori, costituiscono un baluardo della legalità.  Come tali inevitabilmente rappresentano un indice indiretto della protezione, che il legislatore accorda a beni giuridici, ritenuti di primaria importanza. In quest'ottica,  le decisioni giudiziarie, civili e penali, meritano sottolineatura , non solo per l'innovazione o la conferma di un orientamento giurisprudenziale e per la particolarità della soluzione tecnica adottata, ma per la materia trattata, socialmente rilevante. Il grado di civiltà di una società si misura dal grado di protezione dei più deboli . Si registrano , nella scaletta delle priorità delle crudeltà commesse dell'uomo , crudeltà infinite e ripetute nei confronti delle donne, degli anziani , dei bambini e degli animali, ultimi degli ultimi. Sarebbe auspicabile enucleare la giurisprudenza, incidente in tali materie, rendendola nota, anche all'esterno, e suscitando fronti di discussione.

L'uso degli strumenti di legge

Dev'essere un uso sapiente che tiene conto di una miriade di situazioni contestuali. In quest'ottica é doverosa , da parte del giudice monocratico, la conoscenza dei provvedimenti altrui e, da parte del giudice collegiale, la conoscenza dei pronunciamenti degli altri organi giurisdizionali del medesimo livello. La conoscenza dev'essere estesa ai gradi successivi, al fine di accertare gli esiti finali dei singoli procedimenti, trattati dal singolo magistrato. In questo la dirigenza ha un onere di attivazione per consentire in concreto siffatte conoscenze. L'uso appropriato del potere discrezionale deve tendere a rendere meno incisivi i dislivelli determinati dalle diseguaglianze sociali. Esiste un raffronto esterno che rende difficile , talvolta, la comprensione di sanzioni elevate, di pari entità,  rispetto a diverse fattispecie criminose, riconducibili a motivazioni diverse  e a fasce sociali di diverso livello. Nel settore civile occorre avere riguardo massimo ai risvolti sociali della giustizia in materia di famiglia, di lavoro e di locazioni. La preminenza accordata da circolari alle controversie di diritto industriale , pur giustificata da motivazioni legate all'economia nazionale, dev'essere controbilanciata da analoga sensibilità rispetto ai settori della c.d. giustizia popolare.

Un uso distorto

L'attività del magistrato dev'essere incondizionata. Allorché ricorrano i presupposti l'inquirente obbligatoriamante deve esercitare l'azione penale; il magistrato, che esercita attività giudicante, deve farlo, ignorando condizionamenti di ogni genere, con assoluto rigore. Considerazioni di opportunità politica sono estranee alla sfera del magistrato. Siffatte condizioni possono comportare, peraltro,  sovrapposizioni, purché non volute e non ricercate, con la sfera della politica, allorché questa sia intaccata da elementi indicativi della presenza di un illecito. In questi casi occorrono estremo rigore e massima cautela, essendo l'azione del magistrato inevitabilmente connessa ad effetti ulteriori , di natura estrinseca,  incidenti nella sfera pubblica, oltre che nella vita privata, del soggetto attinto dalla specifica iniziativa giudiziaria. Come controaltare devono essere evitate situazioni di immobilismo giudiziario, perduranti  per lungo tempo, portatrici, per ciò solo, a livello territoriale, di gravi conseguenze, derivanti da predominii locali di lobby , provviste di potere economico - sociale. 

La forma mentis del magistrato

Se si tira le fila del discorso l'impostazione complessiva del magistrato dev'essere improntanta all'osservanza della legge, in modo chiaro e cristallino, fatte salve le esigenze di segretezza legate alla funzioni. Non sono consentiti opportunismi,  timori , esitazioni e fallaci 'diplomazie', che possono nascondere debolezze personali. Queste sono le direttrici principali, anche se  la realtà,  soprattutto nelle procure, può portare a scelte angoscianti ed estremamente pesanti, sotto un profilo umano. In questi casi non sono consentiti facili giudizi . La coscienza individuale e l'evoluzione storica degli avvenimenti costituiscono gli unici parametri di valutazione riservati al futuro.

I rapporti con l'Avvocatura

Devono essere improntati al massimo rispetto reciproco. La considerazione dei rispettivi ruoli porta a collaborazione sul piano processuale. Il magistrato che ritiene l'apporto del difensore meramente formale non tiene conto della possibilità di visuali , anche parzialmenti differenti, rispetto al convincimento iniziale. Non avere dubbi è legato di norma a fragili certezze. Il legale, dal canto suo, dovrebbe evitare inutili contrapposizioni. Il suo compito di prospettare una soluzione diversa, rispetto a quella trasfusa nel processo dagli altri soggetti, non dev'essere snaturato e sottovalutato  da lui stesso mediante una  partecipazione limitata a mera tecnica difensiva.

L'Incidenza del Foro nel processo

È un 'incidenza sostanziale, basata sulle difese scritte e orali. Si tratta di una partecipazione, tendente al convincimento del magistrato, circa la validità della tesi difensiva sostenuta dal legale. Non si tratta di altro . La rinomanza del nominativo dello specifico difensore trova ingresso nel processo nella misura segnata dagli argomenti difensivi. 

I Consulenti e i Periti

Nel giudizio di merito la loro collaborazione è essenziale, stante l'impossibilità per il magistrato di acquisire conoscenze in tutti i settori scientifici. L'imparzialità e l'obiettivita' dell'esperto, nominato dal giudice, sono determinanti per lo svolgimento del processo. Per questa ragione é necessaria particolare cura nella scelta dell'esperto, evitandosi, con provvedimenti motivati, possibili interferenze indebite, derivanti dall' ambiente circostante. L'esito del processo non è affidato al collaboratore del magistrato, per cui quest'ultimo si deve sforzare di acquisire gli strumenti necessari per capire e valutare l'elaborato tecnico, ponendolo a raffronto, in modo serio e mai scontato, in un senso o nell'altro, con gli elaborati dei consulenti e periti di parte. Questi ultimi devono rispondere in modo esaustivo ai quesiti posti dal magistrato, che sollecitamente deve provvedere alla liquidazione di giuste competenze, secondo le normative vigenti , adeguate al caso concreto. Sono cautele conosciute dai magistrati, ragion per cui la loro evidenziazione è finalizzata alla conoscenza del pubblico esterno.

Cursus Honorum

Non è un'espressione confacente alla carriera del magistrato. L'aspirazione individuale, pienamente legittima e naturale, a ricoprire determinati incarichi e ad esercitare funzioni, via via differenziate, a mio avviso, non dev'essere finalizzata a monte, secondo linee programmatiche. Un percorso prefissato è più connaturato ad altri settori, quale quello della politica, nell'ambito di organizzazioni partitiche, in cui l'individuo prescelto è sorretto dal gruppo. Il magistrato segue, di volta in volta, le proprie tendenze e le occasioni che si presentano durante il proprio percorso professionale. Spetta al Consiglio, di volta in volta, la scelta delle persone più adatte, rispetto agli incarichi messi a concorso, secondo valutazioni,  improntate ai criteri imposti dalla regolamentazione vigente.

La Super Produzione

E' imposta dalla  grande affluenza dei procedimenti e dall'esigenza di contenere costi statali derivanti dalla violazione del principio del giusto processo. Sono  necessarie contromisure, volte a tutelare le condizioni di lavoro e a  garantire la qualità del lavoro e l'essenza stessa dell'attività intellettuale del magistrato,  non rapportabile a soli criteri di produttività, in termini burocratici, e ad un'uniformità costante di indirizzi giurisprudenziali. 

Lo sviluppo dei procedimenti e la motivazione dei provvedimenti

Nonostante le incidenze , derivanti dalla gestione del servizio, il magistrato esercita la propria attività responsabilmente , sia nella direzione del procedimento, provvedendo in modo esaustivo alla soddisfazione delle esigenze istruttorie, sia nella motivazione dei provvedimenti, rapportata in modo adeguato rispetto alle difese svolte dalle parti presenti nel processo. E' essenziale che l'esito del procedimento e la motivazione, richiamata a supporto nel provvedimento finale, non siano prospettabili all'esterno quali agevoli soluzioni, ad es. di natura procedurale, in vista dello smaltimento delle pratiche.   

L'automatismo connaturato al principio del Giudice Naturale

 L'automatismo nella scelta del giudice, riguardante la composizione di ogni organo giurisdizionale, monocratico e collegiale, e l'assegnazione dei procedimenti ai singoli magistrati, facenti parte degli uffici giudicanti e inquirenti, costituisce una garanzia, indispensabile per l'organizzazione del servizio , connaturata alla terzietà della figura del magistrato, e, allo stesso tempo,  una tutela massima per il singolo inquirente e giudicante. L'incidenza degli interessi contrapposti, che vengono in considerazione nei singoli procedimenti, rende necessario siffatto meccanismo, in modo che , all'esterno, non si possano ipotizzare conflitti d'interesse, eliminabili, in ipotesi, esclusivamente con gli strumenti dell'astensione e della ricusazione, secondo la disciplina codicistica processuale.    

L'importanza dei modelli.

Il modello di riferimento non dev'essere lasciato alla coscienza del singolo magistrato, nell'atto di formare giovani,  che s' inseriscono nella professione, in una prospettiva futura. Si deve trattare di un modello, incentrato sull'etica professionale e sulla libertà di idee. L'acquisizione di una mentalità,  prettamente carrieristica, fondata esclusivamente sull'acquisizione di tecniche giuridiche, è altamente dannosa. Coincide con un modello, finalizzato alla mera  produttività e ad una tendenziale conformità sistematica, con conseguente snaturamento  e trasformazione profonda dell'essenza stessa della professione, così  come desumibile dagli stessi dettami costituzionali. 

Il modello più significativo : la condotta del magistrato

E' senza dubbio questo il parametro di riferimento più importante, al quale si uniforma un giovane magistrato e, ancor prima, il tirocinante, durante il periodo di pratica, presso gli uffici giudiziari. Una condotta, contraria ai principi essenziali , che si è tentato di delineare, è foriera di  gravi conseguenze , implicanti precise responsabilità di ordine morale. Solo un ambiente, non intriso da disagi relazionali attribuibili a scaltrezze, furbizie e in genere a cattivi costumi, costituisce il fondamento  necessario e indispensabile per la formazione di  una libera magistratura del futuro. Ma vi è di più. Il magistrato, per la professione che esercita e il ruolo pubblico che riveste, dev'essere autentico. Non sono consentite "maschere" aduse a falsità di maniera.

Divieto di Omologazione

Superata l'età giovanile , taluni decidono di uniformarsi al pensiero e al comportamento maggioritario . Ebbene, nell'ambito dell'esercizio delle funzioni della magistratura, esiste un divieto implicito di omologazione. Il magistrato esercita facoltà decisionali e ogni volta deve esercitarle fino in fondo , in piena coscienza, anche se collide con il pensiero e la struttura dominanti. Questo principio vale per tutti , anche a livello dirigenziale e all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Omologarsi implica un tradimento profondo della professione e un livellamento al rango di "servitore" e non di "operatore giuridico". Va evitato nel modo più assoluto.