Ancora da dire

Mi è stato suggerito di adoperarmi per rallegrare chi legge. Vi è un equivoco di fondo. Chi consiglia non tiene conto della diversità dell'altro. Ciascuno racconta se stesso. Oggettivamente é corretto e di buon auspicio voler infondere negli altri serenità e pace, ma questo deve corrispondere ad un desiderio spontaneo. Soprattutto, a mio avviso, si devono, dapprima , diradare le nebbie e alzare i sipari. Se non si 'vede' fino in fondo si otterranno delle sensazioni di piacevolezza e serenità fondate sul nulla. In quest'ottica occorre fare attenzione a chi si prodiga , consapevolmente o incosciamente, in buona fede o in mala fede, celando aspetti duri della realtà.  Taluno può essere indotto da un desiderio di bene, ritenendo gli altri incapaci di resistere ad inevitabili contraccolpi. Io non accetto questa visuale, di norma coincidente con un certo tipo di religiosità o di gestione sotterranea del potere.  Si presta all'indottrinamento e ad una suddivisione, tra noi, fondata su livelli, superiori e inferiori. Ciascuno deve trovare le ragioni della propria serenità in se stesso e nella propria cerchia di familiari e amici. Ciascuno dev'essere pronto a recepire gli impulsi ,provenienti dalla realtà esterna ,stando ben ancorato alla propria individualità e ai propri intenti ,pienamente chiariti a se stesso.

Lo squallore dei rapporti umani

È rappresentato essenzialmente da un interesse specifico, unito a mancanza di una sincera riconoscenza e considerazione dell'altro. Si tratta di una situazione diffusa, ordinaria, nell'ambito delle relazioni lavorative. Gestire bene queste relazioni richiede correttezza e reciprocità.  L'affettivita' e l'amicizia sono rarissime e per lo più sono effetti di collaborazioni prolungate per lunghi anni. I sentimenti più puri sono   gratuiti e rappresentano legami stretti , quasi indissolubili, che nascono per comunanze profonde, a livello dell'anima, quasi sempre sconosciute, nella loro vera essenza. Gli ambienti lavorativi devono essere sanati e liberati da mentalità basate sulla reciproca convenienza. Come ? ponendosi apertamente il problema ed esternando ciò che rappresenta un disagio interiore generale, coperto dal silenzio. Rimedi : imporre la correttezza e la lealtà.  Amicizia e affettività non si possono imporre; possono nascere, in varia misura, solo in un contesto sanato. A mio avviso questo è un problema centrale che nessuno si pone. Come si può esercitare un'attività, coincidente con un servizio pubblico e, quindi, con finalità generali, in contesti 'malati ' e dilaniati dai peggiori sentimenti umani ? Non è possibile o quanto meno è inevitabile che la gestione del servizio ne risenta. Si deve prendere coscienza e provvedere , non solo su un piano normativo, ma nella realtà concreta quotidiana.

 

 

Una verifica

Che la mancanza di interessi e convenienze determini la piacevolezza e correttezza del rapporto , pur sporadico,  tra individui, si desume agevolmente dagli incontri occasionali. Qualcuno afferma che il buon umore può essere incrementato anche con queste modalità.  Un viaggio...uno scambio di vedute...simpatia e piacevolezza...niente in comune se non quel breve lasso di tempo. Ma non è questa la nostra realtà quotidiana. Questa verifica porta lontano. Più siamo inseriti in un contesto maggiore è il nostro e l'altrui coinvolgimento. Maggiori sono le difficoltà relazionali. Il coinvolgimento é massimo nelle relazioni familiari e per questa ragione, talvolta, le nostre reazioni sono diverse, anche sbagliate  , perché dettate da ansia e da lontani retaggi familiari.

Affrontare i problemi relazionali

Va fatto ma quasi nessuno lo fa, se non costretto dalle circostanze e solo negli ambiti familiari. Va fatto in ogni contesto e secondo modalità,  sempre graduali, più o meno profonde, secondo gli obiettivi connaturati alle varie situazioni. Parlare di benessere ambientale presuppone questo lavorio. In mancanza erroneamente si dà per scontata una normalità di rapporti quotidiani, riconducibili ad una situazione di benessere o, meglio, di assenza di malessere. Il pertubatore provoca squilibri dovuti a gravi eventi.  Non é cosi.  La società  stessa è in una condizione di malessere generale e essenzialmente, alla base, proprio di tipo relazionale. Ciò non può non influire in specifici contesti, per cui dovrebbe essere scontato l'assioma contrario. Operare in senso positivo e' faticoso ed estremamente difficoltoso. Il modello di chi gestisce  richiama certamente l'essenza dell'andamento futuro. Non basta. Necessita approfondire e scavare le varie relazioni per poi tentare di arginare e sanare.  

Il valore della dignità

Non è scontato.Si perde sovente, per lo più senza una vera coscienza.La dignità si apprende in contesti familiari ed educativi liberi. Condizioni di coercizione fisica e psichica sono ostativi a questo tipo di formazione.  La dignità a livello personale è strettamente congiunta.  alla consapevolezza del valore della persona. È una coscienza di un valore intimo ed essenziale di essere umano libero. È un valore primordiale che non ha nulla a che fare con le mete della carriera o con l'erudizione. Tavolta il valore umano e la dignità, che si congiunge allo stesso,  si trovano più frequentemente nelle persone semplici. La dignità non equivale all'orgoglio. L'orgoglio deriva da un senso smisurato di se stesso e sovente si congiunge alla superbia e al rancore , in caso di lesione. La dignità é unita ad una concezione di ciò che è giusto in ogni occasione della vita. La dignità porta a riconoscere i propri errori, soprattutto se abbiamo leso la psiche altrui. Una persona giusta è una persona dignitosa. 

Il valore della dignità nei rapporti interpersonali

È immancabile. I rapporti più sani e duraturi si fondano sulla diversità e sul confronto libero e costante. La simbiosi e le dipendenze costituiscono condizioni preclusive, solo apparentemente ricollegabili ad affettività. Sono relazioni che hanno un valore di per sé.  Si lega a questo genere di relazioni una grande ricchezza spirituale e psichica, che costituisce la base per forti supporti durante i percorsi di vita di ciascuno. Occorre attenzione e non ledere rapporti delicati e di grande valore. Le parole feriscono e generano una soddisfazione effimera per sciocchi orgogli feriti. Le persone, dopo essersi aperte all'amicizia e all'affettivita', si rinchiudono nuovamente in se stesse, perdendo ciò che l'altro aveva suscitato , dando sviluppo a doti sconosciute. È ben possibile, non eccezionalmente.

Il valore della dignità nel gruppo

Il gruppo, per la  sua stessa natura aggregativa, può determinare l'annientamento del singolo individuo. Se ciò avviene il gruppo è insano. Un gruppo può accrescere e sviluppare le sue potenzialità solo attribuendo a ciascuno un ruolo appropriato e tutelando la sua posizione. La dignità del singolo crea la dignità del gruppo. Le angherie su singoli rappresentano l'esatto opposto. Da un lato , la vittima non ha coscienza e non si ribella, con un giusto scatto di vigore psichico. Dall'altro il gruppo s'infanga. L'ambiente lavorativo rappresenta un humus favorevole, sia per la perdita di dignità del singolo, che non reagisce o si presta a soddisfare l'invito di chi predomina nel contesto ambientale, sia per chi rappresenta la forza maggioritaria, che si qualifica come prevaricatore, annebbiando lo stesso contesto di lavoro. Occorre rammentare questi concetti fondamentali per elidere odiose situazioni di mobbing.

I poli opposti

I poli opposti hanno inevitabilmente respingimenti e , nel contempo  , attrattive reciproche.  La loro presenza porta diversità.  Questa connotazione dà ricchezza di visuali di vita. Gli squilibri e gli scontri sono utili, se non estremizzati, e come tali faticosi e pregiudizievoli. Solo le asperità di ciascuno e il loro superamento determinano il connubio tra le diverse idee e i diversi intenti.  Occorre accettare la belligeranza transitoria. I risultati migliori ne costituiscono il frutto, anche a livello interpersonale,  nell'ambito del quale devono essere dapprima individuate le comunanze e poi le diversità. 

Personalità forti: i manipolatori

Esistono . Afflitti quasi sempre da problematiche originarie irrisolte e nascoste, si rivalgono , di fronte a se stessi, accrescendo la propria autostima, legando a sé gli altri. I malcapitati si lasciano attrarre da simpatia e forza di convinzione. Poco alla volta scivolano nell'altrui sfera e ne rimangono  avvinghiati. Occorre prestare attenzione e distinguere una buona guida,  congiunta ad un profondo rispetto altrui, rispetto ad un predominio, tendente a creare vincoli e schiavitù.  Una volta compreso il problema,  serviranno il distacco e la forza delle proprie idee. Solo così rimane intatta l'indipendenza di ciascuno. 

I profittatori e le ombre

I primi coltivano a dismisura il proprio ego. Si accodano ai potenti ma in modo subdolo sono pronti al tradimento, ponendosi al riparo e sgusciando in altre file. Si contraddistinguono per la mancanza di scrupoli e per una sorta di equilibrismo tra il bene e il male. La furbizia è la loro stella polare. Le ombre passano inosservate o, quanto meno, è  loro intendimento non mettersi in mostra. Non amano la verità e trascorrono la loro vita celandosi , con l'unico scopo di mettere in pratica i suggerimenti derivanti da  una sorta di accidia innata, priva di vere finalità generali.

La fitta schiera degli onesti

Sono i più numerosi. Questo dà speranza.Il loro lavoro è silenzioso e costituisce la base portante di ogni settore. L'onesto genuino non è  tale per calcolo , ma solo per il suo sentire interiore. Di loro si parla poco. Occorrerebbe minore rassegnazione  rispetto all'andamento consueto della realtà quotidiana. 

Il silenzio connivente non coincide con l' onestà

L'onesto autentico non gira il volto dall'altra parte. Lo sdegno interiore, di fronte ad una palese ingiustizia patita da altri, lo smuove e lo induce  a ribellarsi e a porsi a fianco di chi subisce. Non può essere duversamente. La debolezza di carattere e la paura non giustificano nessuno. Tanto più se si pensa che reagire di fronte ad un'ingiustizia previene la commissione di altre ingiustizie analoghe.  L'onesto autentico é un modello e costituisce un fattore di equilibrio , importantissimo per il benessere della collettività.  

Mantenersi al di fuori dei vincoli

È una regola fondamentale, forse la principale, con riferimento alle direttrici della propria condotta. Acquisire l'esercizio del potere, tramite l'ausilio altrui, é deleterio, per se stessi, oltre che contrario alle regole dell'etica. Determina una soggezione inaccettabile e un giogo insostenibile, soprattutto per chi è provvisto di una conformazione strutturale complessiva tendenzialmente  contraria e di una formazione radicata in valori originari autentici. Queste situazioni determinano inquinamento e, nel contempo, in talune occasioni, un forte disagio in chi cade in questo genere di lacci. La consapevolezza  delle conseguenze, appena descritte, e la spinta, derivante dai principi della morale, costituiscono la migliore tutela, sia per il sistema complessivo sia per l'individuo.

La strada della verità

Seguire la via dell'affermazione di ciò che è vero è basilare per la vita dei singoli individui e della collettività.  Non é affatto scontato. Taluni contesti si fondano sulla menzogna sistematica, tanto che il vero si può solo intuire, con uno sforzo intellettivo, giudato dall'intuizione. La verità deve rappresentare un criterio , naturale e fisiologocico, al quale improntare il proprio sistema di vita complessivo. Si tratta di un fondamento dell'intera esistenza. Sovente l'affermazione della verità è faticosa. Ciò dipende dalla viltà generale, costituente supporto ad ogni forma di deviazione, sia pure coperta esteriormente da vacui formalismi di segno opposto.

L'umiliazione lavorativa

È una categoria sotterranea piuttosto vasta. Sviscerarla non è agevole. Solo in taluni casi si rivela a tutti, mediante episodi estremi. Questi episodi, sia pure fortemente lesivi, hanno una valenza positiva : svelano a tutti l'ostilità ambientale verso il singolo soggetto. Conta molto di più il quotidiano. Di norma il primo egffetto è l'isolamento. Contrariamente a quanto si ritiene, si tratta di un effetto, pur disagevole nel contesto, che assume risvolti benefici. L'individuo è svincolato e indipendente, assolutamente libero nelle sue azioni. Le condotte discriminatorie sono le più varie; di volta in volta meritano attenzione e dimostrazione. Chi è colpito non si lasci assorbire dalle ferite ; reagisca e comunichi con l'esterno. Sono fenomeni frequenti in tutti gli ambienti lavorativi. Queste riflessioni tendono a portare l'attenzione e a rafforzare gli animi di coloro che subiscono e non osano dirlo. Purtroppo non sono pochi. Forza e coraggio.

Una spregiudicatezza salutare

Seguire la strada della verità e coltivare la libertà delle proprie scelte individuali comporta un prezzo. Le mete, del tutto legittime nel settore lavorativo, si raggiungono un po' più faticosamente. Va messo in conto. Nel contempo occorre essere diligenti e osservanti delle regole. In sostanza occorre essere irreprensibili. Il rispetto delle gerarchie, immancabilmente alimentato dalla stima individuale se presente  , va unito ad un profondo spirito di collaborazione. È doveroso anche eticamente. Ciò non toglie che uno spirito libero, se rifugge da vuoti formalismi o frequentazioni non gradite, pur usuali e ritenute opportune  , lo possa e , se lo desidera, lo debba fare. Va rivendicato il diritto ad essere se stessi e non copie di falsi modelli. In quest'ottica si fa riferimento ad una 'spregiudicatezza salutare'. In realtà,  il termine colpisce, ma non é appropriato . Sono falsi orpelli di cui è bene liberarsi,  quanto prima, per essere appieno se stessi. Si tratta solo di questo.

Dare alle persone il valore umano e professionale reale

In breve non si deve idealizzare nessuno. Sopravvalutare gli altri è un fenomeno inconscio, piuttosto frequente , che deriva o da una posizione di supremazia dell'altro o da una sensazione individuale di esclusione. L'isolamento, imposto da altri con varie forme, provoca anche questo effetto, assimilabile ad una  sorta di dipendenza psichica ,rispetto a chi ci respinge, provocando in noi un desiderio inconscio di essere accettati. È sufficiente esaminare la situazione, con un occhio esterno,  mettendosi nei panni di un osservatore immaginario, non coinvolto nel contesto. Si capirà il reale valore o disvalore delle singole azioni altrui.

Giudicare è un bene ?

È un argomento difficilissimo da affrontare. La dottrina cristiana raccomanda di non giudicare. È inevitabile formare il nostro convincimento. Non giudicare, nelle relazioni umane, equivale a non condannare , senza possibilità alcuna di perdono. I rancori non servono. Non serve neppure un'ingiustificata arrendevolezza di fronte al comportamento negativo altrui, persistente e immutato . È necessaria sempre fermezza, congiunta a coerenza. L'uomo è un misto di bene e di male e, sul piano teorico, va accettato com'è.  Non altrettanto si può dire per i suoi comportamenti. Ciascuno di noi ha il diritto di non accettare la condotta altrui,  se la si reputa negativamente. Il ravvedimento, serio e duraturo, va coadiuvato e accompagnato da benevolenza.

Mantenere un distacco dignitoso

In caso di lesione personale è la soluzione migliore.Non ha a nulla a che a fare con un atteggiamento precostituito d'indifferenza. In quest'ultimo caso si tratta di orgoglio o meglio di boria , entrambi lesi e celati dietro un atteggiamento , senza alcuna sostanza. Il distacco dignitoso riguarda la persona e il suo modo di affermare le proprie convinzioni e i propri sentimenti, solitamente  di fronte ad aggregazioni , che hanno in comune solo la superficie. Nei confronti degli individui, soprattutto se colpiti da vicende umane dolorose, occorre invece manifestare costante disponibilità e vicinanza, non scandendo in rancori inopportuni e pregiudizievoli, per noi stessi e per gli altri.

Il coinvolgimento nelle relazioni umane

Coinvolgere non vuol dire manipolare. Quest'ultimo concetto richiama ambivalenza e scarsa chiarezza di intenti, volte, in sostanza, a creare soggezioni e schiavitù altrui. Il coinvolgimento implica palesare le proprie finalità e i propri intenti, congiunti a razionalità e a sentimenti, trasmettendo nel contempo la propria emotività.  In quest'ultima l'interlicutore può sentirsi partecipe. Il massimo risultato si ottiene con il connubio delle sfere personali di entrambi i poli soggettivi della relazione. Nel settore lavorativo il coinvolgimento dei vari componenti crea la squadra e dà i migliori risultati immaginabili. Nelle relazioni affettive il coinvolgimento recproco crea e rinsalda il legame, sotteso alle  relazioni stabili della vita, compresi  i rapporti amicali profondi. Sono relazioni ,ricche e intense , connotate da generosità e vicinanza umana. Inevitabilmente prestano il fianco a ferite e a delusioni. Occorre decidere se rifuggire, decidendo di non dare se stessi agli altri, o se aprirsi all'umanità esterna. Sono scelte  di vita, che ciascuno dovrebbe compiere, consapevole delle conseguenze, per sé e gli altri, nell'uno e nell'altro caso.

Il Distacco emotivo

Il coinvolgimento può essere  per settori, segnati da interessi specifici o da intese intellettuali  , prive di esperienze realmente vissute. In questi casi si puo' cadere in errore e ritenere una completezza  soggettiva dell'interlocutore, in realtà insussistente. Si può trasferire sull'altro ricordi  di persone significative del passato  o identificare nell'altro idee positive, in realtà coincidenti con un solo aspetto della persona. Si realizza cosi il fenomeno usuale del transfert psicologico. Il coinvolgimento psichico determina,  in persone particolarmente sensibili ed empatiche, un avvertimento inconscio degli stati soggettivi di angoscia altrui. Solo il distacco emotivo progressivo farà cessare questa sorta di congiunzione psichica tra  i due poli.