Significato da attribuirsi a questa sezione

L'autrice vuole dedicare uno spazio ad una visione più intimistica, strettamente legata all'essere umano. La storia dell'uomo va intesa , come passato legato al presente, in vista di un beneficio traibile da parte di chi legge ( e di chi scrive, nel raggiungere progressivamente  maggiore chiarezza interiore ). L'essenza umana non muta . Mutano le abitudini e si ampliano le facolta intellettive , in stretta connessione con l'evoluzione della tecnologie e con le scoperte , rinvenibili nella storia delle varie epoche, succedutesi nel tempo. Ma l'essenza più profonda , ad avviso di chi scrive, non cambia. Per poter prestare un ausilio, mediante l'  indicazione dei rimedi individuali e collettivi, occorre tentare di individuare i tratti umani più significativi e frequenti. Una comunicazione di massa e' comunue utile se induce ad un approfondimento , rivolto verso se stessi e verso gli altri , con cui quotidianamente ci interfacciamo.

L'uomo si contraddistingue per la sofferenza

E' una conclusione necessitata, non per un innato pessimismo , ma semplicemente perchè questa è la realtà.

La storia vera, non nobilitata da narratori intermedi, è caratterizzata da abusi e da dolore.

Figure centrali : vittima e carnefice.

Ciò non toglie valore  al raggiungimento di valori culturali, rappresentativi del vero progresso.Questi valori, con persone di alto livello, si fanno strada comunque.  

Estratto Giornale One Line In Terris 16/10/2018: "Il ruolo delle vittime nella storia "

" Esiste un'inquietudine diffusa nel paese. L'avvertiamo tutti con uno stato di sofferenza e di disagio. Probabilmente si tratta di un effetto di ritorno e di riflesso delle grandi trasformazioni in atto...Le vittime della storia devono portare a noi stessi . Risalta così il ruolo della vittima: mostrare le nefandezze degli esseri umani e l'assenteismo e l'insipienza di tutti gli altri " 

La fragilità dell'uomo

L'uomo, nella storia, appare essenzialmente fragile. Dà segni di vigoria estrema nelle lotte per la sopravvivenza e per la conquista del potere, di qualunque forma sia questo predominio, politico, sociale , economico. La fragilità dell'uomo è prevalentemente spirituale. Se non fosse tale , l'uomo non si farebbe dominare dalle passioni e, ancor più, dalle pulsioni. Sarebbe, in ogni momento, presente a se stesso, sia in vista delle finalità ultime del suo agire sia nell'agire quotidiano. L'evoluzione storica del passato e le cronache del passano dimostrano il contrario. L'uomo non sa dominare se stesso nè con la mente nè , tanto meno, con l'energia psichica.

E' il primo dato di cui occorre tener conto.

La fragilità d'animo

É una connotazione della natura umana. La prevaricazione e la durezza dell'animo coprono un'intima fragilità,  ancor più marcata , rispetto a chi la esterna senza problemi. Gli schermi , che ciascuno pone, rappresentano delle 'difese' . Le relazioni sono affette da questo tipo di paraventi, che comportano la totale mancanza di spontaneità.  Essere se stessi può comportare qualche 'ferita' ma a lungo andare consolida la persona, ben radicata alle sue radici.

La fragilità ci conduce alle carenze affettive.

La fragilità, presente in tutti, in misura maggiore o minore, richiede un'azione lenitiva. In ciascuno di noi vi è un bisogno estremo di "carezze", in senso figurato e reale. L'uomo , per dare il meglio di sè, deve sentirsi appagato . L'unica via è il calore affettivo. Tutti, nessuno escluso, siamo manchevoli, in diversa misura. Difficilmente si ammette; scioccamente si ritiene che ammettere una carenza di questo tipo sia lesiva dell'orgoglio, un sentimento  vano e negativo, se in eccesso rispetto al valore riflesso della propria personalità e al necessario senso di dignità personale, che ci deve accompagnare sempre, in tutte le manifestazioni concrete della vita  quotidiana.

La sindrome dell'abbandono .

Può essere più o meno accentuata, ma tutti patiscono per un abbandono, di qualsiasi tipo sia. Anche la morte dei nostri familiari può essere vissuta come un abbandono. Prevale , in questo caso, il senso del distacco. Sono fatti salvi altri casi , in cui chi lascia ci dominava, ci prevaricava, consapevolemente o meno. In questi frangenti la morte rappresenta, a tutti gli effetti una liberazione. Per lo più, la morte è sentita come un abbandono involontario. Se l'abbandono è vissuto nell'infanzia , per qualsiasi ragione, anche prescindente  dall'effettiva realtà, il dolore è più intenso. E' una sensazione , presente giu giu nell'animo, difficilmente da sdradicare.  Come fare ? Sicuramente la psicoterapia o comunque un'analisi dei trascorsi di vita coadiuva. Una mente lucida lo comprende. Ciascuno di noi conosce bene le problematiche vissute nei circoli familiari  e tramandate di generazione in generazione. Fanno parte della nostra identità . Più esaminiamo più ci accorgiamo dei condizionamenti. E' necessario "crescere " e superare. Come ? Il primo traguardo, forse il più difficile di tutti, che  la psicoterapia non può dare, è costituito dal perdono. Per perdonare occorre mettersi nei panni altrui, comprese le debolezze e le incapacità di fondo o trasmesse dall'ambiente. La sensazione dell'abbandono  infantile, nel corso della vita, inevitabilmente si rinnoverà :ogni debolezza altrui e ogni tradimento ne sarà occasione. Si tratta di un riaprirsi ripetuto della piaga originaria . Non solo . E' innata un'esigenza di "guida" paterna , che non potrà mai essere soddisfatta da alcuno, essendo tutti gli esseri umani deboli e in una certa misura fragili, bisognosi essi stessi di ausilio morale o semplicmente di vita. E' innato un dolore più forte o meglio è presente una sofferenza più acuta , legata ad un senso di insicurezza , determinato dal venir meno, nell'infanzia, di un solido supporto.  Tutto ciò non ha nulla a che fare con il dubbio che la persona intelligente si pone. E' un surplus che va tendenzialmente eliminato.  Dopo essersi scrutati, occorre volersi bene ( nel senso autentico della parola, non nell'accezione comune, di stampo prettamente egoistico )e assumere il proprio valore a livello cosciente, senza  idealizzare gli altri e comprendendo nel contempo le debolezze altrui e i bisogni, sia pure nascosti, che gli altri hanno. Si, è proprio così, gli altri hanno bisogno di noi , anche se non lo ammettono, e comprenderlo è la migliore terapia. 

L'immaturità adulta

Il problema di una crescita reale e autentica coinvolge molta parte della popolazione adulta. Tra questa un particolare ruolo va riconosciuto a soggetti maschi, anche in età avanzata, che non riescono a recidere il particolare legame con il grembo materno. Si vuole fare riferimento ad un legame soggettivo, molto forte, su un piano psicologico. Per lo più non ne sono consapevoli ovvero nascondono a loro stessi il condizionamento, che ne deriva, determinante per la loro vita. Sono uomini destinati, per loro volontà, a restare soli, anche se accompagnati formalmente con altri soggetti, di sesso diverso o dello stesso sesso. I legami sono intaccati da questo fortissimo punto di congiunzione con la madre. Per tutti noi il legame materno è viscerale: lo impone la natura stessa. Questo riflesso particolare su uomini adulti deriva, per un verso, dalla potenza della personalità materna, anche se coperta da situazioni contingenti di sofferenza, e, sotto altro profilo, da un bisogno estremo di trovare "riparo" alla propria incapacità di affrontare l'esterno, in modo totale e pieno, sotto l'affetto materno.

Può coincidere con una scelta, ma anche le scelte non sono mai spontanee e, a livello inconscio, derivano da una pluralità di fattori. Effetti ? un'introversione e una solitudine latenti, per lo più mascherate tramite autogiustificazioni, ma esistenti. 

La desolazione giovanile

E' il fenomeno più preoccupante e socialmente devastante . Sono infantili e hanno diritto di esserlo. Nessuno li aiuta a crescere , per motivi legati alla nostra stessa immaturità e alle situazioni di disagio sociale di natura familiare. Il nostro futuro, segnato dai giovani, diventa, per mano loro, incerto. Come si esprimono queste situazioni di disagio ? Certamente, nelle forme più varie, non ultima l'esteriorità. I segni, legati all'abbigliamento e ad un certo tipo di atteggiamento complessivo , volutamente assunto, dal trasandato all'eccentrico, denotano un bisogno di riconoscimento, non solo altrui, ma personale. I giovani cercano un'identità e, nella loro fragilità, tentano di attribuirsela da soli. E' evidente che una naturalezza di stare al mondo sarebbe molto più consona. L'abbigliamento e l'atteggiarsi dovrebbero , di volta in volta, essere decisi, secondo le occasioni della vita. Questi frangenti sarebbero congrui, lungo un percorso di crescita, in un contesto affettivo, progressivo, senza scossoni. Non sempre vi sono queste condizioni. Altre forme di disagio : espressioni di disperazione, anche elevata, quasi sempre tese a richiamare l'attenzione. Ci sono ...vogliatemi bene..e' questo il richiamo, che denota una sofferenza , anche elevata, su un piano psichico.

Dobbiamo rispondere a questi richiami. E' indubbio. Se il sistema riconoscesse questo estremo bisogno del giovane, sarebbero assicurati progressi individuali e collettivi insperati. Come ? con rimedi approntati ,tramite personale autentico , provvisto delle necessarie qualità, effettivamente rare, nell'assistenza scolastica e di supporto sociale.

La madre e il padre non devono essere pretermessi, ma il sistema potrebbe sopperire proficuamente.

Si tratta di semplici riscontri, che non hanno una valenza scientifica. Valgono come una semplice carezza ,   proveniente dal web, che porta conforto a chi scrive e a chi legge. Si spera e s'inoltra a tutti i giovani, piccoli e più grandi.     

Il carnefice

Assume vari ruoli e varie sembianze. Dovremmo, piuttosto, parlare di chi tenta di assumere questo ruolo. I veri carnefici sono, pur sempre, una moltitudine, comunque più ristretta. Con ciò si vuole semplicemente fare riferimento alla fitta schiera di prevaricatori sociali e familiari. Alle figure, che portano male estremo nella storia, compresa la cronaca quitidiana, sono dedicati studi e attenzione dei mass media . Sarebbe ulteriore e non risolutivo l'approfondimento. Nessuno, invece, dedica uno studio  attento alla prevaricazione quotidiana, che crea disagi elevati a varie categorie di soggetti. La base comune : un carattere impositivo , una mancanza reale di sostegno altrui e non ultimo un desiderio di sfogare le proprie delusioni e le proprie fatiche. Come controaltare : un soggetto piu debole, meno energico, più esitante. L'ambiente familiare costituisce l'humus più favorevole per queste situazioni. L'ambiente lavorativo assume altre modalità,  più sottilmente pregiudizievoli, connotate da menzogna , diffamazioni e arrivismo sfrenato. Ovviamente non si possono negare equilibri, in entrambi gli ambienti, improntati a sentimenti positivi, di segno contrario.

Gli untori

Sono i profittatori. Indubbiamente è la schiera più numerosa. Sono senza qualità.  Sono soliti assumere come vessillo morale il saper vivere. Si tratta di una visione, anche comune, destituita di fondamento e di autenticità.  Come tale viene trasmessa alle nuove generazioni. Prima regola : furbizia (distante dall'intelligenza). Seguono a ruota l'ipocrisia e la falsità. Fanno la corte al potente e passano di gradino in gradino, lungo la strada segnata dal loro ego, appoggiandosi e fornendo contributi insinceri. Cosi si creano le corti dei potenti, che hanno necessità di queste figure attorno a loro. Si arriva così alla politica, nella sua accezione peggiore, che comunque è una parte imprescindibile della storia dell'uomo.

Il dominio della cattiva abitudine

Ciascuno di noi, per le situazioni contingenti più varie, può cadere, anzi cade frequentemente, in abitudini non corrette. Si può trattare di costumi innocui, per gli altri, ma quasi mai per noi stessi; si può trattare di vere e proprie devianze. La consapevolezza del disvalore è il primo passo. Come acquisirla ? guardando la propria vita e se stessi dall'esterno, con occhio critico e complessivo. Se si profilano aspetti di schiavitù e dipendenza , già questo è un sintomo negativo. Prima si acquisisce la consapevolezza, più facile è sdradicare la cattiva abitudine. Si può entrare in gironi infernali, più o meno profondi, tanto da toccare la sfera dell'illecito o dell'immorale. L'autogiustificaizone, all'insegna del relativo  e della conformità a costumi correnti, non serve, anzi è altamente pregiudizievole.  E' necessario un atto di volontà , coadiuvato dall'amore altrui, e poi si apre per l'individuo un percorso faticoso e doloroso, ma vincente. Il piacere è effimero e porta a svilire se stessi, anche abbassando la propria autostima, pur gelosamente custodita e affiancata da vane apparenze sociali. La serenità  è indice della compagnia appropriata e dell'inizio di una buona strada.

Come uscire da contesti negativi

Si deve procedere ad una valutazione obiettiva, senza sconti, con severità.  Sono necessari il silenzio e la distanza dalle situazioni di conflitto. Per chi é vicino alla persona, in questo percorso di recupero,  l'affettivita' va data incondizionatamente, con contestuale giudizio critico. L'accettazione non può prescindere.

Le relazioni interpersonali

La storia dell'uomo inevitabilmente porta a trattare dei rapporti intercorrenti tra gli essere umani. I più significativi sono quelli di natura strettamente personale. Sovente si definiscono in termini positivi rapporti che nella realtà non corrispondono a tale valutazione. In questo caso il rapporto, non sereno né tanto meno appagante, diventa, piuttosto, un legame, talvolta molto deleterio per le persone coinvolte. Anche in questi casi si ripropongono il ruolo del carnefice e il ruolo della vittima. Non é certamente errato ricondurre  il concetto di amore, nella sua accezione più ampia  al bene verso l'altro, con una connotazione essenzialmente altruista. In caso inverso ci troviamo davanti a casi di dominio e di possesso dell'altro. Sovente il soggetto coinvolto, pur provando disagio in varia forma, non è consapevole dell'afflizione, imposta da quel legame. Solo con la coscienza potrà intravedere l'esigenza di una vera e propria liberazione. Se raggiunta, la liberazione provochera' un vuoto affettivo con il tempo colmabile secondo percorsi appropriati.

Il ruolo del ribelle e dell'anticonformismo

Ha un valore essenziale. La rottura degli schemi, pur sempre interna alla convivenza ed entro i confini del lecito e dell'insegnamento etico, ha una potenza trascinante . Si prospettano nuove strade e si effettuano vere e proprie iniezioni di energia benefica, commisurabile a linfa per il rinnovamento del tessuto sociale e degli ambienti. Sovente costore non sono bene acetti : se sono consapevoli di ciò  e accettano le conseguenze, facendo in modo di non esserne più feriti, potranno continuare la loro opera , oggetto di riconoscimento solo a distanza di tempo. Lo stesso valore va riconosciuto nel privato: in questo contesto si forgia la persona libera, capace di cambiar rotta.

La considerazione della persona è indispensabile

Ogni comunità  dev'essere retta dalle regole e dal senso etico, alle stesse sottostante.

Non basta. Occorre un afflato ulteriore. L'osservanza della regola, giuridica o morale, scaturisce , non solo dal timore delle conseguenze riconducibili alla loro violazione, ma dalla considerazione della persona e dei suoi bisogni. Questo è un parametro indispensabile, a livello individuale e collettivo. Non deve mai mancare. Oggi questa considerazione non c'è a livello diffuso. La mancanza provoca scempi, induce alla violazione delle regole e all'insorgenza di relazioni interpersonali profondamente sbagliate. SI tratta di un collante necessario, che si dovrebbe approfondire , con studi e sollecitazioni, rivolte alla future generazioni. La carenza della considerazione delle persone sta alla base delle c.d. "piaghe" sociali, coincidenti con i bisogni di intere classi o categorie di individui.  

La considerazione di coloro che non ci sono più

 E' importante. Coloro che non ci sono più lasciano una traccia in noi e nella collettività . Trovare le proprie origini e analizzarle è determinante . Lo stesso vale per una determinata popolazione. Molti lati oscuri , difficilmente comprensibili, si chiariranno. Il parallelo con i geni e con la fisicità è immediato. Ma la valutazione non si deve fermare a questo profilo ; va approfondita anche la capacità di elaborazione di ciascun individuo .  Per meglio dire la capacità di superare e di trasformarsi, lasciando intatto dentro di sè il patrimonio positivo ereditato da ciascuno di noi . Si congiunge il pensiero per coloro che verranno: le nostre azioni ne devono tener conto.

Il relativismo

Il relativismo , inteso come valore, non già come parametro per la comprensione degli altri e degli eventi obiettivi, non è accettabile. La verità, oggettiva e soggettiva, va ricercata con ogni mezzo. Ad un solo fine : trovare il sistema migliore per dirigere la nostra condotta e per realizzare i nostri programmi. Il relativismo, quale valore in sè, porta negatività e immobilismo. Tutto assume una luce diversa,  generando confusione e ambiguità, presupposti per un futuro rovinoso .

Essere se stessi appieno

Rifuggire dal relativismo fa capire il valore di questa affermazione. Costa e porta distanza dalle convenzioni. Solo essendo se stessi fino in fondo porta risultati veri. Si paga un corrispettivo in termini di incomprensione, ma si aiuta gli altri a cercare autenticità e a riflettere sulle loro scelte, talvolta condizionate da fattori esterni o esperienze negative.