Occorre andare oltre

La generosità sfida le convenzioni. Va oltre i timori e le paure di ogni tempo e di ogni genere. Si va incontro al fine : il fine immediato rappresenta lo scopo , che il soggetto si prefissa in ogni occasione, di volta in volta ; il fine generale è quasi difficile da cogliere. L'individuo sa che deve agire secondo queste modalità. Lo suggerisce la saggezza, come bagaglio ereditato dalla collettività, che il singolo porta su di sè e riesce, con le sue doti, a percepire. Vi sono rischi e conseguenze. Gli stolti, i malevoli e gli invidiosi inquinano ogni genere di rapporto e ogni intervento. Si deve saper assorbire e superare, con chiarezza reciproca. Il negativo emergerà come tale.

La navigazione

Metaforicamente è una bella visione : una barchetta , che naviga, in mezzo alla tempesta. Talvolta le onde o gli scogli rischiano di spezzarla e farla cadere negli abissi. Si risolleva : navigare sulle acque tranquille, lisce come l'olio, è raro...forse avviene solo nei sogni; è sufficiente navigare con il mare appena increspato . Non si approda mai, forse perchè è la navigazione continua ed incessante a rappresentare il percorso di vita, che ci attende. 

Il pettegolezzo

Nella navigazione ci si imbatte i mucillagini e scorie , rappresentate per lo più da alghe. Metaforicamente si possono rievocare i residui del pettegolezzo. Quest'ultimo è costante, sfacciato e rappresenta un mezzo potente , per veicolare, in parte, la verità, frammista a distorsioni , anche volontarie. Si accresce, autoalimentadosi. Ne siamo circondati e sovente si rivela ai nostri occhi. Anzi il pettegolezzo si "deve" svelare, per una sorta di compiacimento , determinato dal creare disagio e sofferenza nell'altro. Anche questo profondo mal vezzo, poco dignitoso , sguaiato e indicativo di bassezze, ha una sua funzione, da limitarsi, nella ricerca della verità, da parte del raccoglitore di notizie, provvisto di equilibrio e umanità. 

Amare tanto

E' una bellissima frase . E' stata ricordata oggi Oriana Fallaci, un emblema della libertà di pensiero ed un portatore di verità. Amare tanto ...vuol dire essere vincenti per gli altri e soffrire altrettanto. Ne vale la pena. Il grande amore è generalizzato : non lo è mai, nel vero senso della parola, la sublimazione di una persona. Certamente , un sentimento duraturo nel tempo ha un significato indubbio. Con questa locuzione intendo dire, dapprima ,l'amore per la vita e per tutto ciò che è costruttivo e positivo. La depressione e il mal di vivere, molto frequenti nella società moderna, portano alla distruzione dell'individuo e della collettività. Amare cosa? gli esseri umani..il proprio lavoro...ogni cosa che s'intraprende...Amare vuol dire dare ..tanto ..tantissimo..Pochi capiscono...L'amore e la passione, intesi come sentimenti equilibrati ,ma ampi, sono rari e  un pò ingombranti. Di norma squilibrano e lasciano traccia nell'interlocutore, ma costituiscono un propulsore per un cambiamento, per una riflessione, per un'intesa duratura. A mio avviso sono alla base di tutto. Sono sempre congiunti ad una grande gioia. Tutto il resto passa in sordina, come la malvolenza e altri malvezzi, più volte descritti. La freddezza si contrasta : non è affatto segno di serietà...anzi è sintomo di calcolo e di mancanza di una vera affidabilità.

La vita tradotta nel pensiero

Per taluni di noi, la vita è essenzialmente questo. Certamente la mancanza di contatti diretti, se non sporadici, con la gente , preclude visuali. E' una grave carenza. La vita  di coloro che esercitano professioni intellettuali è necessariaemnte ovattata. Costoro sono ugualmente utili alla società. Traducono il loro pensiero nell'attività professionale e nelle loro comunicazioni scritte. Vi è un aspetto solitario che solo in parte può essere favorevole alla riflessione costante e continua. Quando si esce da questi schemi, occorre anticonformisimo e cercare il contatto autentico, per capire la realtà circostante. Non si deve stigmatizzare il ruolo dell'intellettuale ; ha rilievo, ma non dev'essere sterile, fine a se stesso; deve alimentarsi all'esterno, tramite la riflessione sulla realtà , e servire agli altri. 

L'istinto e molto altro

Questo termine viene utilizzato, in questa sede, con un'accezione più ampia. Non s'intende il mero istinto, rapportato ai sensi , che tutti conosciamo. S'intende qualche cosa di più profondo. Il concetto si lega con l'intuizione e con una conoscenza , che ha le sue radici nell'inconscio. Sono regole della psicoanalisi, che non devono destare stupore. Talvolta, anzi quasi sempre, l'inconscio avverte il reale, prima ancora della razionalità. I due piani poi si congiungono. E allora, se si sente giusto agire in un certo modo, occorre, nel possibile, assecondare l'intuizione e il sentire interno. Successivamente sarà tutto chiaro anche alla mente. In modo traslato , si può dire che questa fenomenologia è conosciuta dai cristiani, veri credenti. La realtà , soprattutto quella intuita, è accettata , per com'è. Il processo logico, aristotelico, a cui siamo abituati noi , viene accantonato. Per noi questo meccanismo è difficile da praticare. Si tratta degli effetti della fede autentica, un dono raro . Eppure queste persone, rarisssime, leggono l'anima dell'interlocutore, a prima vista. E' stupefacente. La lettura ricmprende ogni impulso, negativo e positivo, e ogni "tortura" interna. Solo costoro sanno lenire , se non guarire, le ferite dell'anima. Dal loro incontro si esce rasserenati e "illuminati", pronti ad un'attività intellettuale, nell'immediato, che ha anch'essa dello stupefacente.

Il posto che si occupa nella società

Mille volte e ogni giorno viene in mente : " Non con voi ". E usiamo il voi e non il noi. Capita a molti, quasi a tutti . E' una sensazione di estraneità e di diversità. Raramente ci riconosciamo , quanto meno totalmente, con i compagni , che il caso ci mette accanto. Eppure non importa. La vita non è solo allegria, ma anche tristezza e disagio. E le cose migliori non provengono solo da un senso di sqadura affiatato, sovente poi tradito e logorato dagli eventi. Le cose più grandi si fanno anche così. Il nostro posto è questo , tra soddisfazioni e disagi, tra somiglianze e, per lo più, diversità . Nascono i migliori frutti. Accettiamo consapevoli.

un verde abbondante...le piante ci insegnano e ci indirizzano verso la riflessione e una sensazione di serenità

Il rifiuto del giornalismo urlato

Non disconosco lo scopo di percepire e comunicare la realtà. Ma ad istinto mi allontano. Non mi piace questa forma di comunicazione. Vi sarà una ragione. I sostenitori ? agguerriti e pieni di risentimenti.  Evidentemente si rispecchiano nel modo stesso in cui è data la notizia. Sono molti i canali di questo genere. Non disconosco gli esiti, talvolta positivi. A mio avviso questa forma di comunicazione è diseducativa; abitua alla malizia e alla brutalità, rincorse, conquistate e rimbalzate da un posto ad un altro e da un soggetto ad un altro . La denuncia dev'essere formulata in modo serio , profondo  e fermo, senza trasmettere alla notizia stessa irritazione. E' una connatazione che sta fuori dai fatti riportati dal giornalista. Il vero giornalista porge la notizia in modo che la gente formuli un giudizio e avverta, di volta in volta, sdegno o altre forme di sentimenti , anche costruttivi. Lui si astiene dal giudicare o tenta di farlo .

Come si ottiene il consenso e a quale scopo

Individuare gli scopi è  un'attività primaria. Una finalità di affermazione e di conquista del potere porterà con sè il ricorso a qualunque mezzo. La potenza economica è il principale fattore. Come si ottengono gli ausili economici ? E' un'altra "via" da decifrare, ai soli fini dell'osservanza della legalità . In quest'ottica i contenuti sono sfalsati e le promesse saranno subito disattese . Queste sono le aspettative. E allora, quale può essere la garanzia per veicolare contenuti saldi e duraturi ? quale può essere la garanzia di una coerenza di comportamenti , rispetto alle affermmazioni ? Una sola : l'amore per l'uomo e per la verità della notizia.

L'incontro

L'incontro richiama un contatto autentico. Qualunque livello raggiunga, l'incontro tra due persone richiede un congiungimento delle anime. Si avverte e non si spiega. Un rapporto autentico porta molti frutti , sul piano intellettivo e affettivo. Le persone unite danno molto agli altri. L'intensità dà il livello del contributo.Vale per tutto . Il resto, anche duraturo nel tempo, non lascia traccia e ha scarso significato per tutti gli altri.

Il rifiuto razionale dell'altro

Gli incontri sono rarissimi. In mancanza di intese, occorre vedere la realtà psichica dell'altro, in profondità. E' sbagliato idealizzare le persone. Siamo tutti fallibili e fragili. Sono connotazioni dell'essere umano. Non sopravvalutare l'altro è una regola primaria : altrettanto lo è stimare se stessi. La debolezza altrui va intravista e valutata. Se il patrimonio spirituale è ricco, va superata , offrendo disponibiltà e apertura d'animo. Altrimenti , occorre il distacco. Anche questo è un esercizio difficilissimo, per un animo sensibile , ma va compiuto.  

Come individuare le connotazioni negative altrui

Vi sono due piani distinti . Il primo è la sensazione immediata che si ricava dalla conoscenza fisica. Quasi mai è una sensazione errata. Rimane addosso una traccia, che si percepisce con una sensazione di disagio, avvertita subito dopo il distacco. Si può capire anche a distanza. Un sintomo , molto rilevante, è costituito dallo sdegno e dal disprezzo apparenti. L'indifferenza certamente colpisce e umilia, ma allo stesso tempo misura la persona che la pratica. Mettere distanza ,rispetto ad altri, rivela fragilità intriore. Non accettare un dialogo diretto  non è indice di un consapevole livello di superiorità , ma è sintomo di timore della levatura altrui. Di norma agisce così chi è colpito interiormente e chi teme il confronto. Il giusto è umile e aperto  a tutti. Non soffre contestazioni, ma si preoccupa di aver trattato tutti gli interlocutori  con eguale rispetto e dignità.

Cosa fare per rigenerarsi ?

Certamente non fuggire dalla realtà e dal proprio ruolo, per quanto ingrato possa essere. Alla fortificazione occorre contrapporre la rigenerazione dell'animo. In parte, si ottiene con la preghera e l'equilibrio interno. Questo richiede buttar via le ferite e razionalizzare i comportamenti altrui, provando , se necessario, pietà. L'apertura va data a chi la merita, nel profondo. Può essere l'ultimo degli ultimi, che ci apparirà il primo, fra tutti, per la nobiltà d'animo.

Fare circolo o essere liberi

 

La prima alternativa, nella società moderna, è prescelta....si tratta quasi di una tendenza naturale...aggregarsi in qualsiasi forma. La seconda  individualmente è di gran lunga migliore, non pone condizionamenti di nessun genere. Unico contrappeso: la solitudine e, non solo, l'insorgenza di invidie e malanimi, in tanti, non in tutti, per fortuna. E si..è proprio così. Si arriva ad invidiare la libertà altrui. E' un sentimento , così negativo, che offusca la vista, determina sofferenze nell'altro, pronto a dare se stesso, oltre ad un'incapacità di prendere i frutti, appieno, dell'offerta altrui.

L'aiuto del pensiero filosofico

E' un contributo personale molto significativo . Nell'età giovanile siamo attratti da questa branca del sapere . E' un'attrazione che è congiunta all'attrazione verso lo studio del corpo dell'uomo e, quindi, verso la medicina. Con l'età matura si riflette. Sono poli opposti che possono essere congiunti: da un lato, lo studio del pensiero , nelle sue elaborazioni concettuali rapportate alla vita quotidiana e collettiva e , dall'altro ,  lo studio meccanico e complessivo della fisicità, che deve supportare ogni evoluzione. Lo studio della filosofia non si deve limitare o comunque deve andare oltre lo studio del pensiero filosofico, come sviluppato nel corso del tempo. Su ogni riflessione occorre la nostra meditazione. La meditazione deve poi spingerci ad attuare i concetti , rapportati all'umanità,  e a portare in mezzo agli altri parole di rasserenamento, in vista di un equilibrio sociale condiviso.

Il contatto con gli altri essere umani

Dev'essere spontaneo e naturale, senza filtri. E' il contatto più fruttuos, in quanto autentico. Questo tipo di contatto va al "fondo" della persona; provoca nell'interlocutore un desiderio di "svelarsi"  e di trattare i "punti" più problematici della sua personalità. E' necessario uno "scambio", senza il quale la comunicazione s'interrompe inevitabilmente. Questo "scambio" è essenziale anche in un'attività di indagine; è immancabile, anche se non lo si desidera. Finito il proprio compito , l'agente si troverà tracce interiori della relazione, intrattenuta per compiti d'ufficio. II coinvolgimento personale è inevitabile: occorre graduare la misura e capirne la portata. Ma il contatto più ricco è quello libero e privo di scopi sottostanti. I soggetti chiusi, dentro schemi e "gabbie" interiori prefissate , sono in realtà soggetti deboli, che hanno problematiche soggettive, sovente apparentemente superate  tramite vacui atteggiamenti di superiorità e superbia. I limiti ? sono connaturati alla necssariadifesa personale, rispetto ad attacchi e a "vicinanze" negative impreviste. L'IO , presente in noi, ci aiuterà a difenderci, fornendoci salutari campanelli d'allarme, preventivi rispetto a giuste distanze e ad allontanamenti salutari.   

Noi non dipendiamo dal giudizio degli altri

E' una regola molto difficile da interiorizzare. La cattiveria si basa proprio sugli effetti di questo principio psicolgico, talvolta in modo consapevole e talvolta no. E' inevitabile : viviamo in mezzo agli altri e ogni sentore di spregio o di giudizio negativo ci fa soffrire. Dobbiamo essere maturi  e rifiutare condizionamenti errati. Che fare ? suggerimento psicologico : porsi con la mente all'esterno di noi stessi e valutare come fossimo riflessi in uno specchio. Il giudizio obiettivo su quanto abbiamo detto o fatto ci farà capire  se la critica dev'essere condivisa e valutata approfonditamente o debba essere invece accantonata come un puro segno di un sentimento negativo.  

Vale la pena non affidarsi al solo calcolo mentale ?

Secondo me si. Chi é abituato ad essere 'calcolatore' disapprova certamente, ma sbaglia. Il calcolo e più in genere la furbizia, congiunta ad una sana malizia, sono certamente utili, per il raggiungimento di un risultato positivo. In un'impresa , difficile sotto vari aspetti, per arrivare al risultato finale è necessario anche altro .Indubbiamente va richiamata la generosità degli intenti. Si tratta di un sentimento gratuito, che come tale è incondizionato e affronta ogni genere di sacrificio. L'individuo non si risparmia e inconsapevolmente 'trascina' tutti gli altri. Se accanto a sé ha persone razionali e ferme, si ottiene un'ottima combinazione di forze.