LA PACIFICAZIONE

E' una meta ; qualcuno sostiene che l'uomo non trova mai pace, se non con la morte. E ,anche al riguardo, chi crede nel trascendente ha delle precisazioni da fare. Restiamo sulla terra. Il parametro migliore per ottenere un'armonia nella convivenza civile è costituito a mio avviso dal senso di giustizia. Vale per ogni cosa , per le contese tra ceti sociali, per la riparazione, per quanto possibile, dei crimini subiti dagli individui e per la serenità all'interno delle famiglie. Si pensi agli odi e alle ferite, che scaturiscono dai torti subiti. Si pensi, infine, all'amicizia tradita : anche in questa relazione , si ravvisa sempre  il comportamento giusto o ingiusto dell'amico. Perfino, tra gli infanti, occorre fare attenzione a non fare torti o disparità, tra l'uno e l'altro, per evitare conseguenze  negative sul loro carattere.  

Il senso di giustizia richiama la parità di trattamento in situazioni analoghe

Sono concetti strettamente legati. La disparità è sentita come frustrante , talvolta come una lacerazione, e dà adito a conseguenze enormi, su tutti  i piani, pubblici e privati. Rimediare ad una disparità è provvidenziale . Si tratta di un'azione difficile, talvolta difficilissima. Se realizzata, preannuncia  raccolti di buoni frutti , a distanza di tempo, neppure immaginabili  nell'immediato, quanto a ricchezza e stabilità.

una rosa di un giardino con numerosi e splenditi petali, ciascuno dei quali rappresenta una speranza

Il coraggio della verità

Si trova sempre . A volte risulta difficile coniugare diverse e distinte realtà. Vi sono momenti di smarrimento. Devono essere superati e, soprattutto, occorre prescindere dal giudizio degli altri. Il metro più giusto per il nostro comportamento è cercare di realizzare quanto sentiamo internamente . Devono essere esclusi i timori, ricollegabili alle reazioni degli altri. Gli assolutismi devono essere evitati. Non è facile , anche per noi stessi, accettare il "diverso" e, soprattutto , chi ha sbagliato. Non è errato tentare di farlo, rimanendo entità distinte , che non si confondono  e che sono ben ancorate ai valori interiori. Si può e si deve fare quanto detta la coscienza, a costo di subire reazioni negative, mai , peraltro, equivalenti al peso dell'eventuale rimorso di coscienza , per non aver agito , secondo criteri di giustizia. Questi ultimi devono orientare anche nella condotta personale e nelle relazioni con gli altri esseri umani.   

Le forze intellettuali

Le forze intellettuali portano beneficio a tutti. Uniche condizioni : devono essere voci libere, rispettose del vero ; devono ripudiare qualunque compromesso. L'importanza di questa affermazione è  segnata dalla storia. Queste testimonianze sopravviveranno e rappresenteranno dei fari per le future generazioni. Guai a non comprendere e a farsi trascinare in inutili critiche. Si possono agevolare assalti indegni, con esiti fortemente negativi per le persone. Il silenzio è da stigmatizzare in egual misura.

Le mezze coscienze

È  un termine idoneo ad esprimere la figura dei molti che cercano di sopravvivere, stando in equilibrio, tra i poli opposti. Si giustifica questo andazzo con una filosofia di vita , improntata al pragmatico, ma in effetti si tratta di un tentativo di non scontentare nessuno. È una figura molto diffusa . Prendere posizione netta e diretta suscita astio o vero e proprio odio. I segni esteriori di questi sentimenti negativi di norma non tardano nel manifestarsi. Ecco la ragione della "mezza coscienza".

Fedeltà d'intenti

È una dote presente solo in coloro che assumono la coerenza come uno dei valori primari. Stare a metà,  con gli uni e con gli altri, non dà affidamento. In questo caso il tradimento e l'inosservanza degli impegni assunti sono sempre dietro l'angolo. Si tratta di qualità e difetti umani che si possono ravvisare in qualunque occasione della vita. Occorre scrutare e capire in profondità l'interlocutore.

Il narratore e il valore della scrittura

Che si tratti del giornalista o dello scrittore non rileva. Entrambi devono avere una vista profonda. Scrutare l'uomo nel suo interiore e descriverlo nei vari personaggi di una storia o nella crudezza della realtà giornalistica. Qualunque sia il valore, si tratta di una testimonianza, diretta o indiretta , e, come tale, serve a chi rimane. Sullo sfondo s'intravede il giudizio personale dell'autore, condiviso o meno dal lettore.

 

L'onore

È  un concetto più volte rivisitato. Ma in realtà non si delimita esattamente quasi mai questo termine. La portata oggettiva, indicativa di valori culturali comuni, trova un grande controaltare nella concezione soggettiva dell'onore. È una concezione intima, legata ad una forte sensazione di sofferenza in caso di percezione della lesione. Poco ha che fare con tutto questo il timore del giudizio degli altri. Si lega con l'apparenza, ma non implica disonore vero il voler mantenere un'immagine integra, a fronte di una coscienza compromessa. L'onore interiore deve rimanere intatto innazitutto per opera nostra. È un pensiero che si lega fortemente al concetto di dignità della persona.

Sentimenti antitetici: la superbia

Si accompagna di norma all'esercizio del potere. Appanna tutte le altre qualità della persona. La superbia isola l'individuo, che così si rende fragile. Stare su un piedistallo determina precarietà e possibile squilibrio di fronte a reazioni dignitose. La superbia va distinta dall'orgoglio misurato di una persona degna. Sovente si congiunge a crudeltà. 

La funzione c. d. catartica

Taluno usa questo termine in senso dispregiativo. È errato e deviante. La liberazione delle idee, che sempre é alla base dell'evoluzione futura, si accompagna necessariamente ad un' esternazione della visione del mondo.  Il miglioramento sperato lo richiede. In quest' ottica si può ravvisare un fenomeno " liberatorio " e , quindi, catartico. È un passaggio necessario, che di norma si accompagna ad uno "scandalo " interiore di elevata intensità.  L'anima , pura da scorie e non indurita dalle esperienze, attraversa queste fasi. Devono seguire un'elaborazione concettuale , in vista di un'ideazione complessiva e costruttiva , ed una fortificazione dello spirito, solido su stesso  e pronto a respingere effetti di ritorno, provenienti dalle realtà oggetto di osservazione.

Il controllo di se stessi

Non dev'essere eccessivo , perché altrimenti si trasforma in una "gabbia" intollerabile, per noi stessi e gli altri. Io sono sempre stata fautrice di una totale spontaneità,  dei sentimenti e dei pensieri. Gli altri in genere non lo comprendono e intravedono aspettative o finalità retrostanti , che non esistono. Questo può  ferire. Occorre difendersi dalla malizia altrui,  senza tradire se stessi e disperdere gli effetti positivi della personalità.  S'impongono una maggiore riflessione, una minore ansia e, allo stesso tempo, una maggiore fermezza sui propri intenti , accompagnata da sicurezza, meditata e non improvvisata. Si devono eliminare dipendenze psicologiche e non "donare" tutto, nell'immediato, come si sente nel profondo. Vale la pena suscitare qualche aspettativa, perché  sia compresa la gratuità del gesto. Aspettare l'altro, voltarsi indietro e fare un sorriso, con le braccia aperte. Una bellissima visione , che può rappresentare una via percorsa insieme, senza l'impazienza tipica delle madri. E se si vede incertezza, smarrimento o timore, occorre superare , rimanendo fermi su se stessi.

L'elaborazione dove conduce ?

Indubbiamente si vede il negativo di ogni ambiente. Talvolta si resta sbigottiti. Si deve non raccogliere, oltre un certo limite , la provocazione. Si deve reagire, senza essere scalfiti,   ma soprattutto ad un certo punto, per quanto possibile, si deve distogliere lo sguardo. Occhi d'intesa, sorrisi compiacenti e tutti gli altri corollari delle relazioni sociali devono scivolar via, per fare in modo che si esprima appieno il nostro modo d'essere, che non dipende certo dagli altri. In quest'ottica, in taluni contesti,  essere osteggiati può non essere un sintomo sfavorevole. Occorre rivolgersi  verso l'esterno in cerca del bene. Occorre ritemprare l'anima e la mente, senza sopravvalutare gli interlocutori. Si potrebbe cadere in errore. Queste sono regole generali, in vista di  un equilibrio tra l'esterno e le nostre reazioni interiori.

La gioia di vita

E' un ottimo filo conduttore di energia positiva per affrontare la vita. Per averla nella sua pienezza, occorre non soffermarsi sui sentimenti negativi, con i quali in qualche modo veniamo a contatto. Sono realtà a tutti gli effetti "mortifere". L'individuo, che si cala in essi, ne risulta soffocato , a volte senza una piena consapevolezza. Per tornare ad un vero sorriso , occorre ricercare le persone autentiche, che con sincerità e trasparenza, offrono la loro affettività. Senza nulla in cambio, salvo il calore della reciproca amicizia. Si tratta di sentimenti che si ritorvano in visi sconosciuti e nelle occasioni più disparate. Non bisogna allontanare da noi questi contributi preziosissimi per la vita di ogni giorno.