La solitudine dell'intelletto e dei costumi

E' difficile da dire. E' un'afflizione del genere umano. Mentalità "vecchia"; comunemente si dice così. E' bene approfondire. La mancanza di apertura alla "diversità" da cosa deriva ? certamente dal pregiudizio, che a sua volta deriva dall'abitudine e dall'acquisizione di un potere, sia pure parziale, nell'ambito della società. Così si formano i ceti sociali o, per meglio dire, le caste, chiuse e senza una reale compartecipazione fra loro. Questo determina incrostazioni e immobilismo, anche incomprensioni e forti contrasti. L'intelligenza dovrebbe indurre a superare questo genere di problematiche. La lungimiranza  è di pochi. Queste considerazioni, sulla chiusura degli ambienti, sono alla base di una serie di inutili ed elevate sofferenze individuali e si riflettono sulle lotte fra i popoli, alla base delle guerre che da sempre affliggono l'umanità, sui contrasti tra le varie categorie sociali e, non da ultimo, sull'educazione che diamo ai nostri figli. Nessuna immagine può essere associata ad una povertà intellettuale generalizzata, in una certa qual misura, di questa entità. Si comprende appieno il messaggio di Francesco: "costruite ponti". Messaggio inascoltato?

L'affettività

E' un grande propulsore, ma pochi lo comprendono appieno. Tutti noi siamo dipendenti, in modo totale, dall'educazione che ci è stata impartita. Se i nostri genitori sono stati parchi di carezza, a loro volta dipendenti dalla loro formazione, anche noi lo saremo con i nostri figli. La ricerca di affetto è innata nell'uomo. L'uomo, per sua natura, cerca l'altro; l'affettività richiede un apprezzamento , un bene altrui. Senza di questo l'uomo si incupisce e a volte dà manifestazioni di rancore, che possono essere all'origine di reazioni violente. L'affettività non va intesa solo in senso ristretto, limitato al nucleo familiare; l'affettività si pone come un'esigenza anche all'interno di organismi collettivi , più o meno vasti. E' un fondamento necessario perchè l'uomo dia il meglio di sè; rifiutato e respinto, egli si allontanerà, cercherà altri sbocchi , ma soprattutto le sue potenzialità saranno bloccate e, in quanto tali, senza valore per nessuno. La comprensione di questi fenomeni basilari si deve accompagnare intelligentemente alla critica del pregiudizio e della chiusura ambientale ( ancor prima di un animo umano sterile e freddo ).

uno sguardo fiducioso in attesa dell'adulto

L'invidia

E' uno dei mali dell'umanità. Non è una definizione oltre misura. L'invidia nasce anch'essa con l'uomo: l'invidia , paragonabile alla gramigna, si riscontra anche nell'infanzia, in una certa qual misura. In seno all'ambiente familiare e all'ambiente lavorativo o nell'ambiente legato al territorio questo sentimento cresce in modo esponenziale . L'universo femmineo ne è particolarmente segnato. Quali sono le ragioni ? probabilmente il desiderio, anch'esso innato nell'uomo, di primeggiare e la consapevolezza dei propri limiti comportano l'insorgenza di questo sentimento o, meglio, costituiscono un focolaio per la sua crescita. E' una fonte di guai. Attorno all'invidia e alla rivalità può nascere una vera e propria crudeltà, legata all'inganno e alla trama collettiva, che possono generare azioni diffamatorie, gravemente lesive. Occorre lavorare su se stessi : questo riguarda sia la vittima sia il carnefice. Quando si comprendono gli effetti deleteri , entrambi hanno già svolto gran parte del percorso di guarigione , necessario per il rinnovamento dell'individuo. 

Premi Fondazione Marco Lucchetta ( riconoscimenti del giornalismo )

Colpiscono  il giornalismo, raccontato attraverso i reporter televisivi,  e la fotografia. Sono forme immediate per raccontare la realtà. Non apprezzate quanto si dovrebbe . La fotografia può raggiungere le vette dell'arte. Entrambe queste manifestazioni dell'ingegno umano rivelano intensità inimmaginabili, che toccano l'animo. Le immagini hanno la capacità di isolare la realtà, che entra in noi come un sasso in uno specchio d'acqua, con onde successive sempre più larghe.  

Un comune denominatore

Cosa accomuna il giornalismo autentico ( libero e non a servizio di nessun padrone ) e la fotografia ? la ricerca della verità, che talvolta , fra tanti silenzi, può emergere, in tutta la sua crudezza, solo con le immagini. Non vi è richiamo più forte per il senso comune di solidarietà, ancora esistente e non del tutto represso da soggezioni , paure e pregiudizi. Gli schemi delle mafie o massonerie deviate sono riscontrabili in ogni situazione , anche internazionale, di oppressione di aggregazioni di individui sugli altri e, comunque, in ogni situazione, lesiva delle sfere di libertà altrui, riconducibile a poteri stagnanti, apparentemente legittimi , ma nel sommerso fortemente legati a soggetti , dominatori di sfere dell'illecito.

La risposta dell'insulto collettivo

E' una risposta brutale. E' tipica di aggregazioni che si sentono forti. La forza si esprime così : con l'insulto e lo scherno, gratuiti. Sul pubblico superficiale può avere una risonanza ? nell'immediato , senz'altro. Poi l'insulto e lo scherno tornano indietro come dei boomerang. Queste reazioni, inevitabilmente connesse con un contraccolpo , che la vittima supererà con la riflessione e la determinazione, sono tipiche di un'incertezza e di un timore diffuso, che emergono proprio in mezzo agli oppositori. Di norma è connesso ad una recondita consapevolezza della ragionevolezza e della veridicità delle critiche subite, per cui si preferisce ricorrere a mezzi meno ortodossi. Ogni ipotesi e ogni situazione corrisponde a diverse gradualità, sino a quelle più estreme, ma il fenomeno ha una matrice identica in ogni caso. E' tipico delle lotte contro le mafie.

Dall'insulto alla repressione violenta

Queste sono le modalità dei regimi totalitari. Quando si scatena la violenza , rimangono delle "ferite", non solo individuali, ma anche collettive, difficilmente rimarginabili. Sono "cicatrici", che gli individui e la società superano progressivamente, con grandissima difficoltà . All'interno dei contesti sociali e delle relazioni tra le persone si creano dei varchi insuperabili, anche con il perdono. La violenza non è solo fisica, ma anche psichica. Vi sono, nell'epoca moderna, situazioni di morte civile , equiparabili in qualche misura . La morte placa e chiude la lotta, ma lascia tracce indelebili in chi rimane. Per questa ragione, quando si presentano nuovi fenomeni o non si comprendono appieno le relazioni interne a specifici ambienti, occorre avere riguardo, non solo ai contenuti tramessi, ma anche alle modalità di comunicazione e di affermazione , utilizzate dagli individui . 

La viltà e la falsità

La prima si confà a coloro che , in modo indiretto e sleale, si avvalgono della forza aggregativa del gruppo, sovente per spirito vendicativo e ritorsivo. La falsità è comune. Si dice che nel corso della storia sono stati ordinati fatti lesivi, poi divenuti noti, con un cenno della mano. La facciata rimane integra , ma è dotata di uno strato molto sottile. Chi persegue l'affermazione del libero pensiero deve fare prevalere la saggezza, ma deve apertamente rifiutare queste metodiche, rimanendo in una sfera di legalità e di pacatezza  . Si deve prendere posizione e, talvolta, se le circostanze lo impongono, occorre pronunciare , senza timore , la frase " Io non sto con voi, perchè me lo impone la mia dignità personale ". La solidarietà dev'essere manifesta, con la consapevolezza che il corrispettivo , che sarà richiesto, non sarà mai tanto elevato , come il rimorso della coscienza , per avere tradito se stessi.

I camaleonti

Con questo termine si indica coloro che camuffano se stessi. Sono specialisti in equilibrismi ; quasi mai realizzano i loro scopi. Non prendono una posizione netta. Tendono a nascondersi per poi riapparire e recitare una parte. Raccontano mezze verità e le divulgano con una sapiente diplomazia "politica"  o similare. Confondono, appunto come il camaleonte. Occorre, superate le prime incertezze, inquadrarli e prendere le giuste misure di salvaguardia

Mondi diversi

L'autenticità e il palcoscenico della vita sono poli contrapposti. Il secondo è teatrale, composto di maschere. C'è sempre ; chi lo auspica fa riferimento ad un'esigenza di filtrare la realtà oggettiva e soggettiva. Di norma , queste sono le modalità  per non affrontare la realtà, ma per mantenere il potere acquisito. Le cose perdurano così in superficie, mentre nel contesto della vita vissuta i problemi si aggravano. L'autentico , che vuole risolvere i problemi degli altri, di norma è scansato ; fa ombra a chi il sistema ha scelto per le sue convenienze. Consapevoli della mancanza di riconoscimenti, occorre rivolgersi ad un altro mondo, soprattutto interiore. Occorre allargare le visuali e mettersi in contatto con chi cerca il vero. Uinca eccezione : le emergenze non sono mai risolte nei palcoscenici.  Si ricorre a Cincinnati , che poi puntualmente si abbandonano , manifestando "dispezzo" , al fine di non ringraziare  e per abbassarne il valore. La visuale si apre con il passare degli anni e con il riscontro delle tracce lasciate da chi ha operato per gli altri.

Il bene dell'umile

E' immancabile. Si presenta senza filtro e, per questa ragione,  va cercato, apprezzato , fatto proprio. Umile tra gli umili. Questa è la regola per un vivere meno doloroso. L'intellettuale, quando raggiunge vette alte, torna umile, ma di norma è preoccupato per sè, manifesta ansia di mantenimento della propria posizione sociale acquisita. Diventa impuro, senza esserne consapevole...deve ritrovare la strada della semplicità. Gli altri si devono abbeverare presso gli ultimi, unici nel dare affetto diretto e vera considerazione dell'altro. Doti di umanità.

Un uomo spento

Occorre fare molta attenzione. Se perdiamo il nostro bagaglio di sentimenti, perdiamo la luce. Ciascuno di noi vive di una luce interiore riflessa. Si tratta della superficie del nostro interiore, che deriva da lontano, dai nostri avi e dalle esperienze di vita, comprese quelle della primissima infanzia. Perdere ogni fremito e ogni sobbalzo è deleterio per noi stessi e per gli altri. Diventiamo delle ombre, degli automi.

La politica vista con un occhio sulla condizione umana di coloro che la gestiscono

Vi è un filo conduttore comune: l'uomo, visto nelle sue potenzialità, nelle relazioni, anche di affettività con il prossimo, nella concezione religiosa, nei suoi lati negativi, anche più estremi, nelle sue debolezze e nelle sue estrinsecazioni migliori, di generosità gratuita. L'uomo spento richiama la politica nel senso più lato possibile, non interessando in questa sede i suoi contenuti, rapportabili, di volta in volta, alle singole fasi storiche. Vi è questo grandissimo rischio di cui nessuno sembra tener conto. Gli attori della politica, sia quella esteriore, ufficiale, sia quella  sommersa e nascosta alla generalità, poco a poco perdono le loro sembianze più autentiche. Si sovrappongono strutture soggettive, fredde , distaccate dagli interlocutori in tutti i sensi, incentrate solo sui fini loro "assegnati" dal ruolo che rivestono. Non rileva se esercitano elevate capacità intellettive. Perdono l'anima  . Se si vuole che la loro opera sia benefica per gli altri, occorre recuperarli e salvarli in qualche modo. Certamente questa struttura sovrapposta , che a taluni può sembrare un profilo di superiorità , li danneggia anche nel privato. Non esiste separatezza totale  tra privato e pubblico. Il rischio, per loro, è grandissimo: una morte  sterile , senza un vero accompagnamento umano, con l'unica possibilità di chiedere il soccorso divino. Ne sono convinta , ma temo che a pochi interessi, perchè appunto è sconosciuto ai più l'affetto verso i prossimi e verso chiunque possa interargire con noi nel nostro percorso.

Gli ultimi: gli anziani, le donne, i bambini e gli animali

Nei confronti di costoro si manifesta la forza bruta dell'uomo potente. La forza fisica travalica e si trasforma in violenza, congiunta ad uno stato d'ira. Non è solo forza fisica, ma posizione di supremazia in una stretta cerchia , familiare o di altro tipo. Occorre fare una metafora :  in un contesto sociale, la posizione di supremazia si può tramutare in una violenza "muta", fatta di silenziamenti, di varia natura, di coinvolgimenti diffamatori, di spargimento di fango e, talvolta, di minacce nei confronti degli oppositori. I piani sono  paralleli, ma entrambi fortemente incisivi. Fin tanto che i due piani non si uniscono e la vittima , dapprima derisa e infangata, non viene materialmente soppressa. Si tratta di fenomeni ricorrenti nella storia , che dovrebbero impartirci degli insegnamenti 

Il pianto di un bimbo e il lamento di un piccolo animale

Sono toccanti . Esiste  l'efficacia  dei moti del cuore, anche in chi deve provvedere su un altro piano. Sarà l'affettività ultima a spingere l'ingegno e l'acume valutativo , fattori indispensabili per una giusta opera. Da un lato l'indifeso e, dall'altro, l'oppressore, a sua volta vittima di meccanismi destabilizzanti, non tutti attribuibili alla sua responsabilità. Nella psiche del piccolo ( come in quella, indubbiamente esistente , del mondo animale ) si creano indelebili ricordi negativi comportamentali, che dirigeranno la sua formazione di adulto, uniti a paure inconsce, sempre pronte ad emergere. 

La vergogna dei lagher dei bimbi

E' una vergogna passata ? viene subito alla mente il lagher nazista e gli sperimenti di Mengele. Questa vergogna rischia di ripetersi in altra forma ? Tenere recintati i bimbi dei migranti, schedandoli per evitare una dispersione , è una necessità o un'inutile forma di crudeltà ?