AFFACCIARSI ALL'ESTERNO

Sono una scrittrice che intende diffondere i propri scritti, comunicando direttamente con l'esterno e senza intermediari. L'intento principale è la diffusione dei contenuti e non il raggiungimento di elevati profitti.La scrittura mi dà una grande spinta alla riflessione e crea in me nuova energia. In questa ottica voglio "propormi" sia pure, per il momento, dedicando solo una parte limitata del mio tempo. Se vorrete coadiuvarmi, soprattutto con riflessioni obiettive e totalmente sincere , ve ne sarò grata. C.M.

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La mia immagine ( giorni della laurea )

Affacciarsi all'esterno è di più che semplice comunicazione . Vedere la realtà sino in fondo è l'altro polo dello scambio.

Vincent Van Gogh ( Il seminatore)

Il giornalismo e la scrittura sono mezzi per raccontare la realtà  da ogni visuale .Anche in una storia fantastica si porta la propria impronta e la propria esperienza. Per questa ragione il contributo del pubblico e' essenziale, rappresentando una via di trasmissione di realtà, che altrimenti rimmarrebbero ignote. Va riconosciuto  in questo il merito di tanta letteratura e del giornalismo più autentico. Tutto , anche il più piccolo contributo , serve come un riflesso, in uno specchio, di uno scorcio di un lago. Sono mezzi per veicolare le idee, che hanno una forza inimmaginabile, progressiva, lenta e silenziosa. I semi sono sempre raccolti da altri, sovente nell'inconsapevolezza di colui che li ha sparsi sul terreno.

i miei scritti : cartacei e ebook

Si tratta di autopubblicazioni su "Amazon .it Caterina Mazzitelli".

Racconti ( le avventure di Virginia ) : narrativa triller

Saggi sulla Giustizia: Lettere ad un Collega  ( ...esortazioni per i giovani..)

Estratto del primo racconto : La ragazza e la ciacola

"                                                 La ragazza e la ciacola 

L’arrivo e la nuova dimora

Una sensazione di desolazione comparve all’improvviso. Virginia la provò, forte ed improvvisa, mentre si inoltrava nei vicoli bui di quella località, da lei ancora non conosciuta e, proprio per questo, ancora misteriosa. Perché quella sensazione di freddo e di paura ? l’ignoto e, ancor più l’esperienza nuova, da affrontare, evidentemente, la condizionavano. Si strinse nelle spalle, avvolte da un caldo scialle, e salì la scala, stretta e buia, per due piani della casa in pietra, ove aveva trovato alloggio. Giunse in cima e trovò riparo dalla frescura della sera in un soggiorno, caldo e accogliente, in cui la proprietaria della casa aveva acceso il fuoco, nel camino, mediante una fascina di legna e dei fogli di giornale. Un’altra fascina era appoggiata, per terra, avanti al camino, per essere utilizzata in caso di bisogno. Virginia salì i pochi gradini, che dividevano la cucina da un piccolo locale di sgombero, che fuoriusciva dalla vecchia costruzione in pietra, adibito a wc e a ripostiglio di cianfrusaglie. Lì aveva riposto “Cola”, un ciacola , trovata lungo la spiaggia del paese natio, che la seguiva ovunque, nei suoi spostamenti, riposto in una scatola di cartone, legata con della corda, in cui erano stati eseguiti tagli profondi, a mò di spicchi, per consentirgli di fuoriscire con il lungo becco. Cola la salutò, gridando “Coh….cocò”….., con quel becco lungo, quando saltellava, per terra, pizzicava, sulle caviglie, gli ospiti sgraditi, seduti alla tavola, per il desco. Dormiva, su una sedia, appollaiato, accanto a lei, nella stanzetta, su nel sottotetto, al piano superiore, un po’ ammuffita, mobiliata con un lettino singolo, un armadietto ed una sedia. La stanza, nel sottotetto, era provvista di finestrelle che davano fuori, sul vicolo, dalle quali si poteva vedere il piano “nobile” dell’edificio, situato di fronte, abitato da due vecchie signorine, zie di un famoso medico, un premio Nobel, per le terapie oncologiche. Virginia si affrettò……una tovaglietta sulla grande tavola….un bicchiere di vino rosso buono…un pasto frugale ….polpette di melanzane, con il sugo di pomodoro sopra, e un po’ di patatine fritte, tagliate a mezza luna, il tutto, riserva di casa a lei affidata dalla vecchia nonna materna, nonna Ninì, e cucinate nella grande padella nera, bisunta e strausata, ottima per i fritti….tutto scaldato velocemente e divorato con molto appetito….con il tv acceso e i piedi in calde pantofole, su un panchetto sotto il tavolo. Buttò un panno su Cocò che smise di urlare, stridendo, e si acquetò all’improvviso. Lo lasciò lì ..e corse su, nel sottotetto, rifugiandosi sotto le coperte. La stanchezza l’avvolse all’improvviso ed il sonno ristoratore la ricompensò di una lunga giornata di viaggio e piena di cose nuove…la cittadina di provincia …il nuovo lavoro. Tutto fu rimandato al giorno dopo... "

 


 

 

 

 

 

 

Estratto :La brutta fine di Italo

"1. Virginia era una ragazza inquieta, proiettata, da sempre, sul mondo esterno. La sua sicurezza sembrava assoluta, ma non era tale.Aveva dei lati del carattere, molto fragili, dovuti ad un’infanzia complessa e segnata da un dolore familiare.Scacciava quella idea…era meglio non parlarne, quanto meno, con sconosciuti. Tanti ponti apparenti e così le comunicazioni. Nel profondo, Virginia non faceva entrare nessuno.ersone, di sesso maschile, cosa rappresentavano per lei? amicizia, conoscenze profonde, tanto affetto, ma, sempre, a debita distanza. Era la ragazza–amica….ma, appena intravedeva un altro genere di affetto, si allontanava o inconsciamente faceva in modo di apporre degli ostacoli. Virginia era fatta così e così doveva essere accettata. Fare una famiglia? con il lavoro, così pesante, e con tutti quegli impegni….., meglio libera, con cocò, l’unico legame, che si era permessa. Sentiva molto il senso del dovere e l’ossessionava aver lasciato i genitori, nella città di residenza, …due vecchietti particolari, segnati, nella vita, da molte sofferenze, …in comune cosa avevano? La limpidezza dei sentimenti..e tanti,  tanti,  difetti di carattere, ….…dovuti alle loro esperienze di vita e al modo, con cui erano cresciuti, ….…..Virginia scacciò anche quel pensiero…, appena possibile, sarebbe tornata, per occuparsi delle molte cose, di famiglia, ……….ora, doveva impostare il nuovo lavoro e la nuova vita. Anche agli uomini, avrebbe pensato, in altro momento, ….per lo più, noiosi o spacconi, superficiali o inconcludenti, …...una sorta di razza inferiore, poco perspicaci.D’istinto, si sarebbe rivolta all’esterno e non all’interno dell’ufficio….., un luogo sfalsato, in cui l’umanità compariva, a tratti, e veniva pressata, come una gelatina…, di tanto in tanto, fuoriusciva, per incanto, per poi tornare indietro… …Cosa prevaleva? la falsità tipica anche delle relazioni di vita( Vriginia non immaginava, ancora, quanto…. ). Come districarsi e capire le buone figure? eppure, anche in quel luogo e in quel contesto, occorreva cercare affidamento…lo avrebbe compreso poco alla volta …un collega, alto, con un bel viso e con occhi pacati,  aveva attirato la sua attenzione…...ma, anche in quel caso,  si sarebbe ricreduta……le apparenze, non sempre, rivelano la realtà nascosta, nel nostro interiore. "

 


Estratto : ALTA VELOCITA'

interni

" 1. Faceva freddo, davvero… Virginia si rannicchiò, più che possibile, sotto le coperte, cercando con il piede, ben coperto da un comodo calzino, l'altro calzino, che era sgusciato, sotto il risvolto, giù in fondo. La sveglia suonò ed anche il cellulare, predisposto a malincuore. Virginia scese dal letto; era freddo; il piano intero veniva tenuto così, per risparmio; l'unica ospite era lei; …Virginia aveva protestato: il risultato modesto era rappresentato da un po' di tepore dei radiatori, verso le otto del mattino e, qualche ora, la sera.Virginia guardò fuori dalla finestra della minuscola camera; dal camino usciva fumo; ai piani inferiori la situazione doveva essere diversa; si attardò a guardare… sul terrazzo la biancheria delle suore faceva da macchia biancastra nel contesto, ancora scuro, del primo mattino.i trattava di un palazzo elegante, probabilmente frutto di una cospicua donazione; pavimenti di marmo, ascensore interno, mobili eleganti; lo stabile era dislocato su due piani: al piano terra erano sistemate la cappella, abbastanza ampia, e delle sale destinate, in parte, ai servizi per la celebrazione della messa e, in parte, al ricevimento di ospiti.Virginia, da poco inserita, si alzava al chiarore dell'alba, per partecipare alla funzione del mattino; le dava serenità e placava una certa ostilità interiore, verso gli estranei, che le suore sovente dimostrano. Da poco, Virginia s’intratteneva in quella città, per una trasferta lavorativa; si trattava essenzialmente di compiti burocratici; aveva trovato quella sistemazione precaria; bastarono pochi giorni per comprendere: erano persone chiuse, nelle abitudini e nei solchi rigidi, tracciati dall'ordine di appartenenza; manifestavano poca compartecipazione umana; Virginia aveva dovuto protestare: la stanza era stata subaffittata in sua assenza; la giovane aveva provocato sguardi di rabbia o, piuttosto, di stizza, la ricevuta del pagamento era stata posticipata; una giovane suora, alta e compunta, seguiva la contabilità, vi erano suore di nazionalità straniera, vestite con lunghi abiti, secondo il costume di quel paese; la suora madre, aveva spettegolato la spilungona addetta alle pulizie, era anche lei straniera; talvolta, si aggiravano ospiti della medesima nazionalità, al piano di Virginia, o ospiti occasionali, di riguardo, che venivano ricevuti nelle sale, al piano terreno; in quelle occasioni, le suore, con i vestiti lunghi, scivolavano sul pavimento silenziose, con vassoi di pasticcini, con occhi sorridenti, senza l’usuale atteggiamento, improntato ad obbedienza e riservatezza; dopo breve tempo, le misero a disposizione una stanza più ampia, probabilmente temevano qualche reazione presso le autorità, ma Virginia non l’avrebbe mai fatto, le bastava prevenire ed assicurarsi una prestazione giusta, la sua indole la portava a fare così… voce dura e cuore buono."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tanino....un estratto

Vito

"Sul ponte un vento da tramontana… limaccioso… mare increspato… sulle onde piccole la schiuma bianca… come una crestina…; nuvolaglia e grigiore…; Cecilia si rinchiuse il giubbotto e si strinse nelle spalle… rabbrividì…; ancora un’ora di tragitto...il battello fluttuava sull'acqua …dalle coste siciliane a Malta…; avevano scelto quel viaggio marino per godere del mare…; le tre ragazze erano deluse… avevano pensato di ripetere l'esperienza del tragitto dalla costa calabrese alle isole Eolie... un'altra atmosfera … sole caldo… mare azzurro intenso… i salti dei delfini…; ma, anche questa volta, nonostante le condizioni meteorologiche, vi era comunque una bellezza da non perdere; tre figurine… strette negli abiti… a distanza sembravano minuscole… sovrastate dalla furia degli elementi... decisero di ritirarsi all'interno del traghetto. Cecilia, tutta infreddolita, precedeva il gruppo… jeans, maglietta e giubbotto, scarpe da ginnastica… era il loro abbigliamento…; anche Chiara ed Elisa avevano lo stesso abbigliamento… non sembravano dissimili… salvo per i colori dei giubbotti. Entrate all'interno della sala, la diversità fu evidente... Cecilia, una brunetta, nasino in su, capelli scuri corti… visetto ovale… Chiara, magrissima… capelli biondi ed Elisa… viso fine… un'espressione decisa. Voci allegre... sedute al bancone… aggraziate e felici …sguardi di ammirazione e invidia sulle tre ragazze… come se le nuvole, all'interno, fossero all'improvviso scomparse…; le ragazze erano invase da una luce interna, sole della vita, …gioia e spensieratezza, e da una volontà ferrea di lasciare indietro, per pochi giorni, il peso e i disagi della vita giornaliera. Una sirena suonò… i passeggeri si affrettarono… lasciarono i comodi posti in cui erano seduti e si avviarono verso l'uscita della sala, che dava sul ponte; anche le tre ragazze si mossero velocemente… "

 

 

...la dolcezza e l'intimità dei rapporti interni ad un cerchio di amici...contrapposte le indagini su un'organizzazione internazionale e su crimini efferati...sullo sfondo l'atmosfera maltese e un singolare personaggio...Tanino, che ha un posto particolare nel cuore della protagonista, Virginia...

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Virginia

È un personaggio composito...si avvertono energia e giovinezza , presenti nella loro pienezza, e allo stesso tempo la sottolineatura di una personalità riflessiva e intuitiva...il fiuto e l'analisi investigativi si associano alla visione di un contesto sociale pieno di difficoltà e di sofferenze...

 

Una scrittura libera

Ragione di dissenso: l'esenzione dalla punteggiatura e da una corretta costruzione sintattica. È una forma singolare che è similare al linguaggio parlato. Autori famosi scrivono di seguito per pagine e pagine. Va accettata questa libertà letteraria. Ogni cosa deve seguire la propensione soggettiva del momento.

estratti autobiografici

è innegabile...ogni racconto trascina con sè dei ritagli di vita vissuta ...ma l'arricchimento con la fantasia lo completa e lo coadiuva...

dalla vita privata all'impegno professionale

questa è un vera e propria passione.....

un estratto della prima lettera ad un collega

 

Premessa

 

 

 

Vorrei che questo lavoro riguardasse i profili etici della nostra professione e solo, in seconda battuta, i profili di natura pragmatica.

 

Ovviamente, per pervenire a delle conclusioni generali, potenzialmente utili agli altri, non si può non partire dalla propria esperienza individuale, che necessariamente sottintende a qualunque tipo di riflessione, sia la stessa dichiarata oppure no.

 

Dico di più.

 

Per parlare di siffatto tipo di problematiche, non si può prescindere da considerazioni essenziali, relative all’animo umano, perché le regole, gli orientamenti che devono servire, come riferimento per i terzi operatori, derivano dalla constatazione dell’operare umano. L’operare umano, a sua volta, è intriso e improntato da inevitabili connotazioni psicologiche che, senza palesarsi esplicitamente, ci dirigono, nella nostra evoluzione, dalla nascita fino alla fine.

 

E’ inevitabile che il nostro settore possa e debba essere esaminato e scrutato, anche da questi punti di vista, nel tentativo di capire le ragioni ultime delle distorsioni e le finalità di natura etica, che possano soddisfare le esigenze umane, dei singoli individui, oltre che della collettività.

 

A mio parere, in quest’ottica, è essenziale parlare del senso di giustizia, sia su un piano soggettivo sia a un livello oggettivo, così come lo stesso è comunemente sentito dalla generalità delle persone.

 

Ciò, per individuare gli accorgimenti necessari, al fine di indirizzare gli operatori del diritto e, in genere, ciascuno di noi, come persona, a incentrare l’attenzione, su tali temi, e ancor più per indurli ad ascoltare la voce, della coscienza individuale e collettiva, nel loro operare.

 

Così s’impedirebbe il più possibile il loro allontanamento da questi confini, riscontrabile, non solo nei casi palesi di violazioni dell’ordinamento vigente, ma anche nelle ipotesi, più frequenti, di svolgimento di un’attività lavorativa, in modo burocratico e senza tensioni ideali, cioè, in senso più ampio, di conduzione della propria esistenza, in modo chiuso, rivolto esclusivamente sulla sfera ristretta, di natura personale, e non già, in modo aperto e finalizzato al miglioramento generale della comunità, in cui ciascuno vive.

 

Probabilmente, una gran parte degli operatori di giustizia pratica, quotidianamente, nello svolgimento della propria attività e nella propria vita (i due livelli sono strettamente legati e inscindibili), quanto tenterò di esprimere, in questo scritto, ma io ritengo che oggi, più che mai, sia necessario manifestare questo genere di riflessioni, senza lasciare tali problematiche, confinate solo all’ambito della sfera individuale di ogni individuo.

 

Mi rivolgerò a un collega immaginario, come mio interlocutore, nel tentativo che accomuna coloro, che “soffrono” la condizione di magistrato, di offrire almeno delle indicazioni ovvero degli spunti di riflessione per tutti.

 

Il miglior risultato sarebbe costituito dall’adozione di una forma semplice ed essenziale e dalla possibilità che ogni lettore, anche estraneo alla nostra categoria, comprenda appieno ciò che si tenta di dire.

 

Non vi è certezza, ovviamente, della riuscita di questo intento.

 

 

 

Etica

È  l'argomento basilare delle lettere che sono destinate a tutti gli operatori di giustizia indistintamente. Sono argomenti di interesse generale , considerata l'essenzialita' del tema trattato , per una convivenza civile .

Cenni sulle lettere

Strumenti ordinari

Dapprima si delinea la figura ideale del magistrato, individuandosi le possibili problematiche nell'impatto con la società esterna. Si formulano proposte circa un flusso continuo tra gli uffici di legittimità e gli uffici di merito, dislocati sul territorio nazionale. Da ultimo, si pone l'attenzione sulle relazioni umani e sull'attitudine della Giustizia ad assolvere ai suoi compiti.  

Il simbolo delle Corti

Tropea ...tramonto sulla spiaggia ...in lontananza veduta dell'isola di Stromboli...

Piazza Ercole vecchia "Casina" luogo esclusivo del ceto nobiliare antico

 " calabri me rapuere.." ..parte dell'iscrizione di Virgilio...si attaglia perfettamente alla bellezza delle coste tirreniche del sud..

qualcuno afferma che la Calabria rappresenta un mistero..

un sentimento atavico di oppressione e soggezione costante alle varie dominazioni passate e presenti...orgoglio e passione spossono incanalarsi  in un alto valore individuale ,  composto di dignità e morale... 

La nostra provenienza

contadina calabrese

Le origini devono essere innanzitutto amate e amare non vuol dire esaltare. La memoria delle nostre origini e della nostra famiglia va coltivata e trasmessa. Senza questo patrimonio culturale,  saremmo arbusti al vento, soggetti ad ogni influenza transitoria. La Calabria , nella  crudezza dei suoi colori mediterranei e delle fatiche del vecchio ceto contadino , è ben rappresentata dal pittore, nativo di Tropea, Lorenzo Albino ( 1922 - 2005 ), considerato un esponente della corrente dell'Impressionismo. 

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